Il contesto della disputa tra Google e i media

Una notizia può raggiungere milioni di persone senza che tutti gli utenti visitino il sito che l’ha pubblicata. Per anni i motori di ricerca hanno agito da intermediari tra i produttori di contenuti e i lettori, fornendo un flusso di visite fondamentale per il modello di business della stampa digitale. L’avvento dell’intelligenza artificiale ha introdotto un nuovo scenario: gli utenti possono ottenere risposte direttamente, senza aprire le fonti originali. Questo risultato è comodo per il lettore, ma solleva una questione fondamentale per i media riguardo al valore dei contenuti e al modo in cui vengono remunerati.

Il conflitto è arrivato in aula davanti al Tribunale di giustizia dell’Unione europea (TJUE). Il 3 novembre, il giudice generale Maciej Szpunar ha concluso che Gemini – il nuovo assistente IA di Google – potrebbe violare i diritti degli editori qualora recuperi e riutilizzi le loro pubblicazioni per generare risposte in determinate circostanze. Si tratta di un revés per Google e apre una possibile via per future richieste di compensi da parte dei media, anche se le conclusioni non sono vincolanti; spetterà al tribunale emettere una sentenza definitiva.

Le origini del caso: la causa di Like Company in Ungheria

Per capire l’origine della disputa, è necessario tornare in Ungheria, dove la società Like Company, che gestisce diversi portali informativi, ha intentato azioni legali contro Google. L’accusa principale è che Gemini utilizzi le pubblicazioni di Like Company senza autorizzazione per elaborare risposte. Il fascicolo giudiziario contiene un esempio concreto: una notizia su Kozsó, un cantante ungherese che voleva installare un acquario con delfini sul lago Balatón. Un utente ha richiesto a Gemini un riepilogo dettagliato dell’articolo, e l’assistente ha prodotto una risposta che ha spinto l’editore a contestare l’uso del contenuto.

Di fronte all’incertezza sulla legislazione applicabile, il tribunale ungherese ha deciso di chiedere un'interpretazione al TJUE, avviando così la procedura che ha portato alle recenti conclusioni del giudice generale.

Che cosa distingue un fatto da una forma protetta?

Non tutte le risposte generate da un’IA basate su notizie costituiscono una violazione. La normativa europea differenzia tra i fatti riportati da un articolo – che sono liberi da copyright – e la forma concreta di espressione, che può essere protetta. Secondo Szpunar, Gemini può violare i diritti degli editori quando:

    • riproduce in modo riconoscibile le pubblicazioni;
    • accede ai contenuti eludendo misure tecniche efficaci di protezione.

Il semplice addestramento dei modelli, invece, può rientrare nelle eccezioni per la “mining” di testi e dati, a patto che siano rispettate determinate condizioni. Tuttavia, il giudice ha suggerito di non ammettere le domande relative a questa eccezione, poiché non vi sono prove che gli articoli di Like Company siano stati usati per addestrare Gemini.

Implicazioni economiche per la stampa digitale

I media dipendono dal traffico generato dalle visite alle loro pagine: gli annunci pubblicitari, le impressioni e, in alcuni casi, le sottoscrizioni, si basano proprio su questi accessi. Quando un utente riceve una risposta direttamente da Gemini o visualizza un “AI Overview” nel motore di ricerca, il percorso verso l’articolo originale può essere interrotto, riducendo le opportunità di guadagno per il giornalismo.

Alcune piattaforme di IA offrono abbonamenti o stipulano accordi commerciali con editori selezionati, ma ciò non garantisce che tutte le pubblicazioni ricevano compensi per l’uso dei loro contenuti. La preoccupazione non è quindi limitata al settore dei media, ma è condivisa da un’ampia gamma di stakeholder digitali.

Dati recenti sul calo del traffico

    • Secondo Pew Research Center, nel 2025 l’8 % delle visite a pagine di risultati Google con riepiloghi IA si è tradotto in click sui link tradizionali, contro il 15 % quando tali riepiloghi non erano presenti.
    • Il Reuters Institute, citando dati di Chartbeat, ha registrato una diminuzione globale del 33 % del traffico organico proveniente da motori di ricerca verso più di 2 500 siti web tra novembre 2024 e novembre 2025, senza attribuire tutta la perdita all’IA.

Questi numeri evidenziano un trend preoccupante per le redazioni, che vedono ridursi la loro capacità di monetizzare i contenuti prodotti.

Le precedenti sanzioni e le reazioni dei governi europei

L’Unione europea non è nuova a intervenire in questo ambito. Nel 2024, la Francia ha multato Google per 250 milioni di euro per violazioni dei diritti degli editori, inclusi alcuni casi legati all’uso di contenuti in Bard, predecessore di Gemini. Tale sanzione ha sottolineato l’esigenza di un quadro normativo più chiaro per l’interazione tra IA e proprietà intellettuale.

In Italia, le associazioni giornalistiche hanno già avviato campagne per chiedere una remunerazione equa per l’uso dei contenuti da parte dei grandi motori di ricerca e delle piattaforme IA. Le richieste includono:

    • l’obbligo di licenze trasparenti per l’accesso ai contenuti;
    • meccanismi di tracciamento delle citazioni generate dalle IA;
    • compensazioni economiche proporzionali al valore aggiunto fornito dalle risposte IA.

Cosa accadrà dopo: il ruolo del TJUE e dei tribunali nazionali

Come specificato nel comunicato ufficiale del TJUE, la decisione finale spetterà ai giudici del tribunale, i quali dovranno pronunciarsi sulle questioni sollevate dalla causa ungherese. La sentenza sarà vincolante, ma sarà il tribunale nazionale a risolvere il contenzioso concreto, determinando se vi è stata una violazione e quali conseguenze, incluse eventuali compensazioni economiche, saranno applicate.

Nel frattempo, la comunità editoriale osserva attentamente gli sviluppi, sperando che la decisione fornisca un precedente solido per negoziare accordi più equi con le piattaforme IA. La disputa evidenzia una trasformazione più ampia del modello di business della stampa, dove la capacità di controllare l’uso dei contenuti diventa cruciale per la sostenibilità economica.

Prospettive future: verso un nuovo equilibrio tra IA e giornalismo

Se il tribunale confermerà le conclusioni del giudice generale, Google potrebbe essere costretta a rivedere le modalità con cui Gemini accede e riutilizza i contenuti editoriali. Potrebbero emergere soluzioni come:

    • licenze collettive gestite da associazioni di editori;
    • meccanismi di pagamento per ogni risposta che includa un estratto protetto;
    • obblighi di citazione chiara e link diretto alla fonte originale.

Queste misure mirerebbero a preservare il valore del lavoro giornalistico, garantendo al contempo agli utenti un’esperienza di ricerca più ricca e immediata. La sfida sarà trovare un equilibrio che non ostacoli l’innovazione dell’IA, ma che riconosca e ricompensi adeguatamente i creatori di contenuti.