Una piattaforma unificata per Search e Gemini
Il 28 ottobre 2026 Google ha annunciato la pre‑versione della Connected Apps Platform, un’infrastruttura pensata per consentire a sviluppatori di terze parti di integrare le proprie funzionalità sia in Google Search sia nell’app Gemini. L’obiettivo, sottolineato da Chips Mistry (Group Product Manager, Search) e Mai Lowe (Group Product Manager, Gemini App), è quello di avvicinare le integrazioni alle due superfici, permettendo di “costruire una sola volta e raggiungere utenti ad alta intenzione su entrambi gli ambienti”.
Le Connected Apps rappresentano integrazioni che consentono di utilizzare un servizio esterno senza abbandonare Search o Gemini. Google cita esempi concreti come la possibilità di ordinare la spesa o di creare playlist musicali direttamente dalla pagina dei risultati o dall’interfaccia di Gemini.
Come funziona l’integrazione
Dal punto di vista tecnico, la piattaforma offre due percorsi distinti:
- Server MCP ospitato nel cloud: MCP (Model Context Protocol) è un protocollo aperto, introdotto da Anthropic alla fine del 2024, che standardizza l’accesso di un modello di IA a strumenti e dati esterni.
- Android MCP con le API AppFunctions: AppFunctions è un’API Android che permette a un’app di esporre alcune delle proprie funzioni a agenti IA del sistema.
La scelta di MCP è strategica: il protocollo è già adottato da diversi attori dell’IA generativa, il che significa che un editore che ha sviluppato un server MCP per un altro assistente può riutilizzarlo in gran parte per la Connected Apps Platform di Google.
La Google Connected Console: un hub centralizzato
Una volta sviluppata l’integrazione, tutto il processo di registrazione, test e pubblicazione avviene tramite la Google Connected Console. Il flusso operativo, descritto nel comunicato, prevede le seguenti fasi:
- Registrare l’app nella console.
- Eseguire i test di funzionamento.
- Selezionare la superficie di diffusione: Search, Gemini o entrambe.
- Inviare l’app per la revisione da parte di Google.
Dopo la pubblicazione, la console fornisce una serie di metriche utili per monitorare le performance:
- Traffico: volume di utilizzo dell’integrazione.
- Latenza: tempo di risposta del servizio.
- Tasso d’errore: affidabilità delle chiamate.
Google sottolinea inoltre il controllo dell’identità di marca, con loghi verificati e account autenticati, per garantire che gli utenti riconoscano la provenienza dell’app. Il comunicato non specifica se le metriche consentono di collegare un’interazione a una singola query di ricerca.
Le prime Connected Apps disponibili
Al momento del lancio, Google segnala più di 50 Connected Apps operative, distribuite tra Search e Gemini e coprendo settori quali produttività, biglietteria, salute e fitness. Il rollout è ancora asimmetrico tra le due superfici:
- Adobe, Experian, Localiza e Peloton: integrazioni attive in Gemini, con arrivo previsto in Search “nelle prossime settimane”.
- Calm: nuova integrazione annunciata simultaneamente per Search e Gemini.
La lista completa è consultabile nelle pagine di supporto di Search e Gemini. Non sono stati forniti dettagli geografici sulla disponibilità di queste app.
Accesso graduale e prospettive future
La piattaforma non è ancora aperta a tutti. Google ha definito un accesso progressivo, con l’inclusione di nuovi sviluppatori, mercati e prodotti Google nei mesi successivi. Gli interessati possono iscriversi alla pre‑versione tramite developers.google.com/connected-apps. La menzione di “nuovi prodotti Google” suggerisce che, a medio termine, altre superfici oltre a Search e Gemini potranno ospitare Connected Apps, anche se al momento non sono stati indicati prodotti specifici.
Implicazioni per le marche e i professionisti SEO
Per i team SEO, l’annuncio rappresenta un ulteriore passo nella trasformazione di Search da semplice punto di partenza a ambiente di azione. Una marca integrata tramite una Connected App può catturare una conversione – ad esempio una prenotazione, un ordine o la creazione di contenuti – senza che l’utente visiti il sito web tradizionale.
Questa evoluzione solleva però numerose domande operative ancora senza risposta:
- Trigger: quali query o contesti attivano la visualizzazione di una Connected App in Search?
- Concorrenza: come decide Google quale app mostrare quando più soluzioni rispondono allo stesso bisogno?
- Misurazione: le interazioni avverranno visibili solo nella Connected Console o anche nella Search Console tradizionale?
In pratica, per le aziende con modelli di business transazionali – e‑commerce, biglietteria, servizi on‑demand – la sfida non sarà più solo posizionarsi nei risultati, ma anche assicurarsi di essere eleggibili a queste nuove integrazioni. Resta da vedere se Google aprirà la piattaforma a un ampio ventaglio di partner o la riserverà inizialmente a grandi nomi come quelli citati nel comunicato.
Prospettive e prossimi passi
La Connected Apps Platform segna un importante passo verso un ecosistema più integrato, dove IA e ricerca collaborano per fornire esperienze d’uso più fluide e orientate all’azione. Gli sviluppatori che desiderano capitalizzare su questa opportunità dovranno:
- Valutare quale metodo di integrazione (MCP server o AppFunctions) è più adatto al proprio stack.
- Progettare esperienze che rispondano a intenti di ricerca concreti, evitando soluzioni generiche.
- Preparare una strategia di branding coerente, sfruttando i controlli di identità offerti dalla console.
- Monitorare costantemente le metriche di traffico, latenza e tasso d’errore per ottimizzare le performance.
Nel frattempo, i marchi dovranno monitorare gli aggiornamenti di Google riguardo a nuovi mercati e prodotti, così da pianificare tempestivamente l’espansione delle proprie integrazioni. Con più di cinquanta app già operative, il panorama delle possibilità è ampio, ma la chiave del successo sarà la capacità di offrire valore reale all’utente direttamente all’interno di Search o Gemini.
