Il nuovo attore del web: gli agenti AI personali
Il panorama online sta evolvendo rapidamente. Oltre a utenti umani e a crawler che indicizzano le pagine, ora compaiono gli agenti AI personali, software in grado di navigare, confrontare offerte, compilare moduli e persino concludere transazioni per conto di una persona.
Questi agenti possono visitare decine di siti in pochi minuti, valutare le proposte, e quando l’utente ha dato l’autorizzazione, finalizzare l’acquisto. I dati più recenti mostrano una crescita esponenziale dell’utilizzo, spinta soprattutto dal lancio di Meta Muse nell’ottobre scorso.
Le grandi aziende tecnologiche promettono che questi assistenti renderanno le decisioni più razionali, superando inerzie, abitudini e limiti cognitivi che spesso portano a scelte poco convenienti. Un agente potrebbe, ad esempio, monitorare continuamente le tariffe energetiche, cambiare fornitore quando trovi un’opzione più economica, individuare il mutuo più vantaggioso, gestire scadenze burocratiche e organizzare acquisti in base alle esigenze dell’utente.
La trasformazione però solleva dubbi importanti: quanto potere affidare a un software e quando possiamo davvero fidarci di lui? Per i negozi online, le compagnie aeree, le banche e i portali di servizi, si affaccia un nuovo tipo di cliente, capace di agire alla velocità di una macchina.
Numeri di crescita e diffusione di Muse
Secondo le stime di Sensor Tower, riportate da Forbes il 30 settembre, Muse ha superato i cinque milioni di download negli Stati Uniti in soli 22 giorni. La promozione è stata massiccia: Muse ha occupato fino a metà degli spazi pubblicitari destinati ai prodotti Meta.
Il lancio iniziale riguarda gli USA e, dal 18 settembre, anche il Canada. In Italia Muse non è ancora distribuito ufficialmente, ma la reazione dei siti è già evidente: Amazon ha limitato l’accesso a Muse, mentre altre piattaforme filtrano o respingono gli agenti di terzi.
Questo scenario genera un conflitto di natura legale e tecnica: chi può entrare in un sito quando a chiedere l’accesso è un software che agisce per una persona?
Come funzionano gli agenti AI
- Ricevono un obiettivo dall’utente (es. “trova la polizza più economica”).
- Usano un browser reale o strumenti collegati ai servizi per eseguire i passaggi richiesti.
- Possono sospendere il lavoro e riprenderlo in un secondo momento.
- Richiedono conferma prima di eseguire azioni sensibili, mantenendo una memoria di preferenze e obiettivi.
Muse opera su una macchina virtuale dedicata nel cloud, con un proprio browser. OpenAI ha presentato Dots il 29 settembre, un agente continuativo con accesso a un computer cloud e alle applicazioni collegate. Queste architetture permettono al traffico di provenire dal computer dell’agente, non dal dispositivo dell’utente.
Impatto sul traffico web e sull’e‑commerce
Il rapporto “State of Agentic Traffic” di HUMAN Security (5 ottobre) evidenzia un incremento del 209,7 % delle richieste agentiche tra agosto e settembre 2026. Muse è al primo posto per traffico rilevato nel mese, indicando quanto lavoro generino gli agenti sui siti monitorati.
Un altro studio, pubblicato da DataDome, registra un salto da 12,5 milioni a 58,2 milioni di accessi generati da browser agentici tra agosto e settembre, una crescita di 4,7 volte. Muse ha generato 29,1 milioni di richieste nei suoi primi dodici giorni di disponibilità (22 settembre–3 ottobre).
Gli agenti concentrano il loro operato principalmente sull’e‑commerce: il 60,4 % delle richieste a settembre è diretto a negozi online, contro il 21,1 % per i media e il 17,1 % per viaggi e turismo. Un mese prima le quote erano rispettivamente 46 %, 36,2 % e 16,3 %.
Tipologia di attività svolte dagli agenti
- 81 % delle richieste riguardano pagine di prodotti e ricerche.
- 2,4 % coinvolgono pagamenti o checkout.
- Muse è ancora più focalizzato sull’esplorazione: 84,3 % delle richieste su pagine di ricerca e prodotto, 2,6 % sui percorsi di pagamento.
In pratica, gli agenti sono per ora intermediari di scelta e confronto, ma il loro ruolo nel completare gli acquisti sta crescendo.
Risposte dei siti e delle piattaforme
Molti siti sono stati progettati per rilevare traffico automatizzato, attivando sistemi di difesa contro bot e abusi. Anche un agente autorizzato può innescare questi controlli, perché apre numerose pagine in successione, proviene da un indirizzo cloud e tenta login o compilazione di moduli.
Le risposte variano:
- Yelp concede l’accesso a dati e servizi tramite licenze a pagamento.
- Delta non offre integrazioni autorizzate per consentire a un agente esterno di acquistare biglietti.
- JPMorgan Chase e Charles Schwab limitano gli accessi agentici ai conti per motivi di sicurezza.
- Walmart ha collaborato con Muse, ma alcuni utenti hanno incontrato verifiche anti‑bot durante il pagamento.
Il fronte giudiziario
Il 4 agosto 2026 la Corte d’appello federale del Nono circuito ha annullato un’ingiunzione preliminare che impediva l’accesso dell’agente di Perplexity al sito di Amazon. I giudici hanno ritenuto che non fossero presenti elementi sufficienti per dimostrare un “accesso informatico illecito”, poiché l’azione era compiuta dall’utente con l’aiuto di uno strumento.
Amazon ha richiesto un riesame da parte dell’intera corte, ma il 10 settembre la richiesta è stata respinta. La causa resta aperta e dimostra come il diritto dovrà qualificare l’azione di un software per conto di una persona.
Un punto cruciale è la differenza tra agenti basati su browser tradizionali (come Perplexity) e quelli che operano su server cloud (Muse, Dots). Se il ragionamento giuridico si estende anche a questi ultimi, la decisione potrebbe cambiare radicalmente il panorama.
Prospettive e sfide future
Il ruolo economico del visitatore è al centro del dibattito. Un negozio online vende prodotti, ma il valore reale è rappresentato dal visitante delegato che può generare più richieste automatizzate rispetto a un singolo utente umano. Riconoscere la delega diventa quindi una sfida distinta dal semplice riconoscimento di un bot.
Le piattaforme dovranno bilanciare:
- La trasparenza verso gli utenti su chi sta operando sul loro sito.
- Le norme di sicurezza per evitare abusi, frodi e sovraccarichi di traffico.
- Le condizioni contrattuali che regolano l’accesso di agenti esterni.
Allo stesso tempo, gli utenti dovranno valutare i rischi legati alla delega di potere decisionale a un’intelligenza artificiale: perdita di privacy, dipendenza da servizi centralizzati e possibili errori di interpretazione.
Conclusioni
Gli agenti AI personali stanno già ridisegnando il modo in cui interagiamo con il web, spingendo e‑commerce, pubblicità e diritti digitali verso nuove dinamiche. La crescita di Muse e Dots dimostra che la tecnologia è pronta, ma la risposta di aziende, regolatori e consumatori è ancora in evoluzione. Solo un dialogo equilibrato tra innovazione, sicurezza e tutela dei diritti potrà garantire che questa rivoluzione digitale sia davvero a beneficio di tutti.
