Il contesto di mercato e l’interesse delle PMI
La migrazione full cloud consiste nello spegnere i server aziendali e affidare a servizi esterni tutta l’infrastruttura IT, dai gestionali ai file, dalla posta agli strumenti di collaborazione, fino al backup.
Secondo l’edizione 2025 dell’Osservatorio Cloud Transformation della School of Management del Politecnico di Milano, la spesa cloud in Italia ha raggiunto 8,13 miliardi di euro, con una crescita del 20 %. La componente IaaS vale 2,63 miliardi ed è cresciuta del 23 %, spinta dall’uso di macchine virtuali per ambienti di sviluppo e produzione.
Questi dati non riguardano solo le grandi organizzazioni, ma anche le piccole e medie imprese (PMI), che rappresentano la maggior parte del tessuto produttivo nazionale. L’Osservatorio rileva che l’adozione del cloud tra le PMI è stabile al 67 %, con una spesa in servizi pubblici e hybrid in crescita del 18 %, pari a 690 milioni di euro.
In termini pratici, le aziende che hanno avviato la migrazione non solo sono soddisfatte, ma tendono ad allargare il perimetro dei servizi portati in cloud.
Architettura full cloud: componenti e modelli
Un’architettura full cloud combina diversi modelli:
- IaaS: server e applicazioni gestionali su infrastruttura virtualizzata.
- SaaS: strumenti di produttività e collaborazione (es. Microsoft 365).
- Backup e disaster recovery as a service: soluzioni gestite per la protezione dei dati.
L’elemento comune è l’assenza di hardware critico in azienda, eliminando attività di manutenzione, rinnovi e sostituzione del “ferro”.
Tuttavia, il 46 % delle grandissime imprese adotta ancora strategie ibride, mantenendo una parte dei carichi on‑premise. Il private cloud è cresciuto a 1,39 miliardi di euro**, spinto dal bisogno di controllo sui dati.
Stefano Mainetti, responsabile scientifico dell’Osservatorio, definisce il cloud “un asset strategico di innovazione e competitività” e sottolinea l’importanza di progettare l’adozione con attenzione al nodo dei dati e alla governance.
Freni al full cloud
I principali ostacoli non sono tecnologici, ma legati a sovranità del dato, archiviazione e controllo. La preoccupazione riguarda dove risiedono i dati e chi li governa.
Vantaggi concreti per le PMI
Un’infrastruttura in casa invecchia: server e storage richiedono sostituzioni periodiche, con investimenti onerosi e costi energetici (alimentazione, raffreddamento) e contratti di manutenzione.
In cloud, la spesa diventa un canone legato alle risorse effettivamente usate; le responsabilità tecnologiche e di sicurezza passano al fornitore.
Per le piccole e medie imprese, spesso prive di un reparto IT interno strutturato, ciò significa maggiore serenità operativa e l’eliminazione di costi nascosti.
Un backup locale protegge da errori umani o guasti di disco, ma è vulnerabile a incendi o ransomware. Il full cloud permette la replica dei dati in siti distanti, aderendo alla regola 3‑2‑1‑1‑0:
- Almeno 3 copie totali dei dati.
- 2 tipi di supporti di memorizzazione differenti.
- Almeno 1 copia in una posizione geografica diversa.
- Almeno 1 copia isolata dalla rete o protetta da tecnologie immutabili.
- 0 errori garantiti nel ripristino.
I parametri chiave di continuità operativa sono RPO (Recovery Point Objective) e RTO (Recovery Time Objective), che definiscono rispettivamente la quantità massima di dati persi e il tempo entro cui i servizi devono tornare operativi.
Sovranità digitale e normative
Quasi il 90 % del mercato cloud europeo è gestito da provider extraeuropei, secondo il Politecnico. Questo solleva questioni di sovranità digitale, giurisdizione e conformità normativa.
L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) rilascia qualificazioni per i servizi cloud, necessarie per fornitori della Pubblica Amministrazione. I diversi livelli di qualificazione guidano anche le imprese private nella scelta dei data center per dati sensibili.
Gestione dei costi e semplificazione
Il passaggio da investimenti una tantum a canoni a consumo è vantaggioso solo se governato. Senza monitoraggio, i costi possono superare i benefici, ad esempio per risorse sovradimensionate o servizi attivati ma mai dismessi.
Le PMI raramente hanno un team dedicato alla governance dei costi cloud. La soluzione più efficace è la semplificazione: ridurre il numero di interlocutori e avere un unico punto di riferimento per leggere costi e consumi dell’intera infrastruttura.
Spesso la decisione di ripensare l’IT nasce quando i server virtualizzati in casa sono vicini a fine vita, la posta e i documenti sono distribuiti su sistemi diversi e il piano di disaster recovery non è stato testato.
Il percorso di migrazione con Planetel
Il processo parte da un’analisi dell’infrastruttura esistente, prosegue con una migrazione graduale, carico di lavoro alla volta, per non interrompere l’operatività.
Le fasi tipiche includono:
- Trasferimento di server e gestionali su macchine virtuali IaaS nei data center del gruppo.
- Migrazione di posta e strumenti di collaborazione su Microsoft 365, con gestione del tenant e backup dei dati.
- Implementazione di backup gestito e disaster recovery geografico.
- Scelta tra gestione esterna (team Planetel con service desk di primo e secondo livello) o mantenimento della gestione interna.
Planetel dispone di 7 data center in Italia, collegati da un doppio anello in fibra ottica, più un Edge Data Center a Padova. Il cloud del gruppo è qualificato ACN livello QC2 per IaaS e PaaS, ed è certificato ISO/IEC 20000‑1 per la gestione dei servizi IT.
Conclusioni
Il full cloud rappresenta un’opportunità per le aziende di semplificare l’IT, ridurre costi operativi e aumentare la resilienza. Tuttavia, il successo dipende da una chiara comprensione della sovranità dei dati, da una governance rigorosa dei costi e da una migrazione pianificata passo per passo.
Come sottolinea Stefano Quadrio di Planetel, “Portare tutto in cloud è l’occasione per rimettere ordine, a partire da due domande: dove stanno i dati e cosa succede se una sede si ferma”. Con la giusta strategia, le imprese possono trasformare il cloud in un vero asset di innovazione e competitività.
