Una nuova generazione di medici nell’era digitale

La medicina ha sempre avuto un rapporto stretto con il cambiamento, ma oggi la velocità della trasformazione è senza precedenti. Gli studenti che stanno entrando nelle università saranno probabilmente la prima generazione di medici a non aver mai conosciuto un mondo professionale privo di intelligenza artificiale. Per questo la domanda cruciale non è se l’AI sostituirà il medico, ma come formare professionisti capaci di utilizzare, verificare e governare queste tecnologie.

Un sistema di AI può fungere da assistente estremamente potente: sintetizza informazioni, suggerisce percorsi diagnostici e terapeutici, ma può anche sbagliare. Questa duplice natura rende indispensabile una nuova competenza fondamentale: saper supervisionare ciò che la tecnologia produce. Non basta ottenere una risposta; è necessario capire perché quella risposta è stata data, quali fonti la sostengono e come verificarla. In medicina, il medico resta responsabile delle decisioni che prende.

Il valore del pensiero critico

Il principio centrale della formazione del futuro medico è insegnare a fare le domande giuste. Riconoscere un problema, formulare un’ipotesi, cercare le informazioni necessarie e verificarne l’affidabilità sono competenze che accompagneranno il professionista per tutta la sua carriera. Questo approccio è ancora più importante alla luce delle trasformazioni della sanità: risorse economiche limitate, calo demografico, invecchiamento della popolazione e crescenti necessità di cura.

La tecnologia non è più solo un elemento di innovazione, ma una condizione necessaria per offrire cure migliori a un numero maggiore di persone. L’intelligenza artificiale è una parte di questa trasformazione, e la prossima rivoluzione potrebbe riguardare la robotica. Tuttavia, anche in quel caso il punto critico non sarà la tecnologia in sé, ma la capacità umana di decidere quale problema affrontare, quando e con quali priorità.

Modelli transdisciplinari: Humanitas University in prima linea

Humanitas University ha anticipato queste esigenze con percorsi di laurea che integrano medicina, ingegneria e data science. Nel 2019 è nato MEDTEC, in collaborazione con il Politecnico di Milano. Nel 2025 i laureati di questo corso sono stati i primi in Europa a conseguire simultaneamente una laurea in Medicina e una in Ingegneria Biomedica.

L’esperienza di MEDTEC dimostra quanto sia fecondo il dialogo tra discipline diverse. I professionisti formati in questo modo comprendono linguaggi differenti e sanno lavorare insieme su problemi complessi, creando soluzioni innovative che combinano conoscenze cliniche e ingegneristiche.

Il dottorato PRIME: ricerca e innovazione integrata

Un’estensione naturale di MEDTEC è il programma di dottorato PRIME (PhD in Personalized caRe and Innovation in Medicine and Engineering), realizzato con il Politecnico di Milano. L’obiettivo è formare ricercatori e innovatori nei campi dell’ingegneria biomedica, della ricerca clinica e delle scienze della salute, con un forte focus sulla medicina di precisione e sulla sostenibilità del sistema sanitario.

In PRIME il percorso parte dalla costruzione di una mentalità da ricercatore: comprendere ciò che già sappiamo, individuare ciò che ancora non conosciamo e capire il modo più utile per studiarlo. La medicina di precisione nasce proprio da questa capacità di mettere insieme competenze differenti – intelligenza artificiale, modellistica, dispositivi e biosensori – che diventano strumenti al servizio di una domanda clinica, non obiettivi in sé. La co‑supervisione tra competenze mediche e ingegneristiche è quindi parte integrante della formazione.

Data science e intelligenza artificiale applicate alla salute

Un ulteriore tassello è il DAIHS (Data Analytics and Artificial Intelligence in Health Sciences), corso di laurea magistrale biennale interamente in lingua inglese, nato dalla collaborazione con l’Università Bocconi. Questo percorso unisce competenze mediche, biologiche e sanitarie con l’esperienza in intelligenza artificiale, data science ed economia.

Il risultato è una nuova generazione di professionisti della cura capaci di operare a contatto con le persone, circondati da tecnologie complesse, ma dotati di una solida base di analisi dei dati, valutazione economica e comprensione clinica.

Il nuovo ruolo dei docenti

Con gli studenti che possono interrogare un sistema di AI in qualsiasi momento, il valore del professore non diminuisce, ma cambia. Il docente diventa colui che sa accompagnare lo studente, fare domande, mettere in discussione una risposta e confrontarla con altre fonti. Un buon supervisore aiuta a passare dalla prima risposta ottenuta alla domanda successiva, insegnando a chiedersi: “perché?”, “da dove arriva questa informazione?” e “è verificabile?”.

Parafrasando Umberto Eco, nell’era dell’intelligenza artificiale la persona colta non è più soltanto quella che sa dove trovare una risposta, ma quella che riconosce quando una risposta deve essere verificata e costruisce il processo necessario per farlo. Per il medico, ottenere una risposta dall’AI è facile; comprenderne i limiti, valutarne l’affidabilità e decidere se possa essere utilizzata per curare una persona richiede competenza, metodo e responsabilità.

Rivisitare la valutazione formativa

La valutazione deve anch’essa evolversi. Se uno studente utilizza strumenti di AI per produrre un testo o una risposta, verificare solo il risultato finale diventa insufficiente. È fondamentale capire se lo studente conosce davvero l’argomento, se maneggia la complessità della materia e se sa argomentare il proprio pensiero. Il dialogo e la capacità di argomentare possono diventare strumenti di valutazione ancora più importanti rispetto a un semplice prodotto finale.

Questo approccio incoraggia la trasparenza metodologica: lo studente deve spiegare il ragionamento dietro la risposta, citare le fonti AI e dimostrare come le ha verificate. In tal modo la valutazione premia non solo il risultato, ma il processo di pensiero critico.

Il valore insostituibile della relazione medico‑paziente

Nonostante l’avanzare delle macchine e degli algoritmi, il cuore della professione medica rimane la relazione con il paziente. Fiducia, comunicazione, empatia e capacità di accompagnare una persona nelle decisioni che riguardano la sua salute non sono elementi accessori, ma parte integrante della cura.

Queste competenze possono e devono essere insegnate anche a studenti con una forte formazione tecnologica. L’Università ha il compito di prepararli a navigare il cambiamento non insegnando loro a conoscere tutto, ma aiutandoli a capire dove cercare ciò che non sanno, come verificarlo e come utilizzare gli strumenti disponibili senza affidarsi ciecamente a essi.

Verso una cultura della responsabilità

La tecnologia può essere un facilitatore straordinario, ma solo se inserita in una cultura della responsabilità. Per questo è importante che la formazione medica evolva verso una maggiore apertura alle altre discipline. MEDTEC ha rappresentato un’esperienza pionieristica; è probabile che, col tempo, molti corsi di laurea integrino sempre più questo tipo di approccio.

In sintesi, la sfida per le università è duplice: fornire ai futuri medici gli strumenti dell’AI e, al contempo, coltivare la capacità di verificarne le risposte, di interrogare le fonti e di mantenere la responsabilità clinica. Solo così la medicina potrà beneficiare appieno delle potenzialità dell’intelligenza artificiale, senza perdere la sua dimensione umana.