Il 2026 si apre come un anno cruciale per il mercato digitale europeo grazie all’avvio concreto dell’European Innovation Act (EIA) e al completamento del pacchetto legislativo Digital Omnibus. Lo scopo di questa iniziativa legislativa è di rafforzare la capacità dell’Unione Europea di rimettersi in gioco nel settore tecnologico su scala globale. Alla base del piano c’è la convinzione che l’innovazione non può più essere lasciata agli attori privati o ai singoli Stati membri, ma deve diventare una priorità dell’UE, gestita con strumenti nuovi, trasversali e ben concreti.
L’European Innovation Act ha come obiettivo principale di facilitare l’accesso alle nuove tecnologie, promuovere l’equità nel mercato digitale e creare un ecosistema più aperto e flessibile per le aziende tecnologiche. Per raggiungere questo ambizioso obiettivo, il piano propone una serie di interventi che includono:
- Un programma finanziario dedicato alle startup tecnologiche
- Un rinnovo completo degli strumenti di compliance in materia di protezione dei dati e di algoritmi
- Una rete di centri di innovazione congiunti a livello sovranazionale
- La semplificazione delle procedure per il test delle tecnologie emergenti
- La riduzione degli oneri amministrativi per PMI e startup
Lanciata lo scorso anno, la consultazione pubblica sul testo dell’EIA ha già ricevuto contributi da migliaia di stakeholder. Tra i temi emersi con forza vi sono:
- La necessità di una maggiore flessibilità nel regime di conformità rispetto alle grandi piattaforme tecnologiche
- La richiesta di fondi mirati per la formazione digitale dei lavoratori
- La richiesta di strumenti di test per valutare l’impatto delle tecnologie emergenti su dati sensibili
- La promozione di tecnologie “green” nell’ambito delle soluzioni digitali
Il ruolo degli stress test tecnologici
Uno degli strumenti nuovi proposti nel contesto del Digital Omnibus sono gli "stress test tecnologici". Questi test mirano a valutare in modo obiettivo l’impatto degli algoritmi, dei modelli di IA o delle nuove API su criteri chiave come:
- Compatibilità con le regole UE sulle tecnologie dell’informazione
- Sostenibilità ambientale
- Trasparenza dei processi e dei risultati
- Rispetto della privacy e della protezione dei dati personale
La Commissione prevede che gli stress test vengano eseguiti in collaborazione con laboratori certificati, centri di ricerca universitari e aziende tecnologiche partner.
Le aspettative delle aziende
Le imprese europee attendono con interesse le nuove normative, specialmente quelle relative alla semplificazione della compliance digitale. Gli “algoritmi chiari” e la semplificazione dei requisiti di conformità saranno tra i fattori chiave per ridurre i costi operativi e accelerare l’innovazione.
I benefici attesi
Secondo il Direttore Scientifico dell’Istituto Italiano per la Privacy e la Valorizzazione dei Dati, il piano prevede un impatto positivo su diversi aspetti chiave:
- Una riduzione del tempo medio di approvazione per le nuove tecnologie digitali
- Crescita dell’export in settori come AI, cybersecurity e soluzioni ambientali
- Incentivi fiscali e vantaggi per PMI che investono in R&D
La strategia, però, non si limita ai test e alla conformità, ma mira a una vera cultura d’innovazione che coinvolga tutte le parti. “L’Europa non può permettersi una visione passiva, ma deve diventare attrattiva per gli investitori internazionali”, dice l’esperto.
La Commissione ha già programmato una serie di “centri di innovazione congiunta” su temi strategici come l’intelligenza artificiale, l’edge computing e la sostenibilità digitale. Questi centri saranno aperti a partecipazioni da enti pubblici, università e aziende private.
Il ruolo della Digital Omnibus Initiative
Il pacchetto legislativo Digital Omnibus funge da colonna portante del disegno complessivo dell’UE. Raccoglie interventi in diversi ambiti tecnologici e definisce i principi fondamentali che dovranno guidare la governance digitale dei prossimi anni, tra cui: il potenziamento dell’economia della fiducia, la digitalizzazione dei servizi chiave per le regioni meno sviluppate e la difesa dei diritti fondamentali nell’uso di nuove tecnologie.
Il piano si conclude idealmente con la realizzazione di una “roadmap digitale” da aggiornare annualmente, per valutare i progressi realizzati e gli eventuali nuovi interventi necessari.
