Il contesto normativo e le scadenze fondamentali

L’Unione europea ha introdotto il regolamento eIDAS 2, che prevede la messa a disposizione di un portafoglio digitale – l’EUDI Wallet – per tutti i cittadini. La data chiave è il 24 dicembre 2026, entro cui ogni Stato membro deve garantire almeno un wallet conforme, calcolato a partire dal 24 dicembre 2024, data di entrata in vigore degli atti di esecuzione.

Una volta disponibile, il wallet potrà essere utilizzato per presentare attestazioni digitali – titoli di studio, qualifiche professionali, certificati sanitari – mantenendo il pieno controllo sui dati condivisi. Tuttavia, per rendere operativo il servizio è necessario un ecosistema che copra i costi di emissione, gestione e verifica delle attestazioni.

Il 24 dicembre 2027 segna la scadenza per l’obbligo di accettazione da parte dei soggetti privati soggetti a obblighi contrattuali o legislativi di autenticazione forte. Sono escluse micro‑e piccole imprese; l’accettazione avviene su base volontaria per gli utenti, mentre grandi piattaforme e pubbliche amministrazioni sono soggette a regole specifiche.

Il ruolo delle parti coinvolte

Il Business Models Study Report, pubblicato nel 2026, distingue tre categorie fondamentali:

    • Emittenti: autorità o enti che rilasciano le attestazioni verificabili.
    • Fornitori di wallet: gestori dell’applicazione che conserva le credenziali.
    • Relying parties (parti affidatizie): imprese o servizi che richiedono la verifica per completare una transazione, ad esempio un autonoleggio.

Il modello di finanziamento presuppone che le parti affidatizie traggano un beneficio economico diretto dalla verifica più efficiente, e quindi siano i principali pagatori.

Modelli di remunerazione proposti

Il report analizza quattro approcci principali:

1. Pagamento per singola verifica

In questo scenario il costo è legato a ogni richiesta di verifica effettuata dall’utente presso il servizio. La tariffa può essere unitaria o differenziata in base al risultato (verifica riuscita vs fallita) e al numero di attestazioni presentate nella stessa procedura. L’obiettivo è creare un legame diretto tra utilizzo e compenso, ma la complessità di definire cosa venga contabilizzato può rendere il prezzo meno prevedibile.

2. Pagamento per numero di utenti

Qui l’onere ricade sul fornitore del servizio, che paga in base al conteggio degli utenti attivi (o potenziali) in un determinato periodo. Questo modello favorisce le piattaforme con ampie basi di utenti, ma il valore reale dipende dalla frequenza di utilizzo: un gran numero di utenti inattivi non genera ricavi sufficienti a coprire i costi.

3. Abbonamento o tariffa fissa per le imprese

Un’opzione più tradizionale prevede una quota periodica pagata dalle imprese per accedere al network di verifica, indipendentemente dal volume di transazioni. Questo garantisce una previsione di entrate più stabile, ma può scoraggiare le piccole realtà che non hanno ancora valutato il ritorno sull’investimento.

4. Modello ibrido pubblico‑privato

Il settore pubblico sostiene l’avvio del servizio (finanziamento di infrastrutture, standard e certificazioni) e ne promuove l’adozione iniziale. Successivamente, i costi operativi sono gradualmente trasferiti a operatori privati tramite contratti di partnership, sharing economy o meccanismi di revenue‑sharing.

Il caso italiano: IT‑Wallet e le lezioni dal mercato nazionale

In Italia, il progetto IT‑Wallet ha già sperimentato diversi meccanismi di remunerazione. Le autorità hanno adottato un modello di cost‑sharing in cui il costo di emissione delle credenziali è coperto dal soggetto pubblico, mentre le verifiche sono pagate dalle imprese che ne traggono beneficio.

Questa esperienza offre due insegnamenti chiave per l’EUDI Wallet:

    • La continuità del servizio richiede una base finanziaria stabile, soprattutto nei primi anni di adozione.
    • Le garanzie di riservatezza devono essere integrate nella struttura di costo, altrimenti le imprese potrebbero rifiutarsi di pagare per servizi percepiti come invasivi.

Zero‑Knowledge Proof come risposta alla privacy

Il report solleva il problema della riservatezza nella remunerazione basata sull’uso: come dimostrare che un pagamento è dovuto senza ricostruire le attività dell’utente? La proposta dell’autore suggerisce l’impiego delle Zero‑Knowledge Proof (ZKP), tecniche crittografiche che consentono di verificare un’affermazione (es. “l’utente possiede una patente valida”) senza rivelare i dati sottostanti.

Implementare le ZKP comporta costi di sviluppo e di calcolo, ma offre un vantaggio competitivo: le imprese pagano per la verifica senza accedere a informazioni sensibili, riducendo il rischio di sanzioni per violazione della privacy.

Distribuzione dei ricavi e incentivi per gli attori

Il modello economico deve garantire che ogni attore – emittente, fornitore di wallet e intermediario – riceva una quota di ricavo proporzionale al valore creato. Il report ipotizza una ripartizione in tre livelli:

    • Emittenti: compensi per la generazione e la firma digitale delle attestazioni.
    • Fornitori di wallet: remunerazione per l’hosting, l’aggiornamento e la sicurezza dei dati.
    • Intermediari: commissioni per l’integrazione tecnica, la gestione dei contratti commerciali e il supporto al cliente.

Un sistema di revenue‑sharing trasparente, supportato da smart contract, potrebbe automatizzare la distribuzione, riducendo i costi amministrativi.

Rischi e incertezze

Nonostante le proposte, il report ammette che molti aspetti rimangono da verificare sul campo:

    • La disponibilità delle imprese a pagare dipenderà dalla percezione di valore aggiunto rispetto ai sistemi legacy.
    • Le variabili normative nazionali potrebbero introdurre oneri aggiuntivi o restrizioni sulla condivisione dei dati.
    • Il costo delle infrastrutture basate su blockchain o ZKP è ancora soggetto a volatilità tecnologica.

Prospettive future e raccomandazioni

Per assicurare una diffusione capillare dell’EUDI Wallet, il documento suggerisce di:

    • Avviare pilot‑project con settori ad alto volume di verifica (autonoleggio, noleggio biciclette, servizi di sharing).
    • Definire tariffe chiare e trasparenti per le verifiche, distinguendo tra operazioni di routine e controlli approfonditi.
    • Integrare le Zero‑Knowledge Proof nei protocolli di verifica per salvaguardare la privacy senza aumentare eccessivamente i costi.
    • Stabilire meccanismi di co‑finanziamento pubblico‑privato, con incentivi fiscali per le imprese che adottano il wallet nei primi tre anni.
    • Monitorare continuamente l’adozione e l’utilizzo reale per aggiustare i modelli di remunerazione in base al valore generato.

Solo attraverso un equilibrio tra sostenibilità economica, protezione della privacy e incentivi concreti per le imprese, l’EUDI Wallet potrà diventare lo strumento di identità digitale di riferimento per tutta l’Unione europea.