Condanna e dettagli del caso

Il giudice Steven C. Seeger del tribunale di Chicago ha emesso una sentenza senza precedenti: Raheim Hamilton, uno dei due fondatori di Empire Market, è stato condannato a 40 anni di reclusione e a una multa di 5 milioni di dollari per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga.

Hamilton, noto online come Sydney e ZeroAngel, si è dichiarato colpevole all’inizio dell’anno in corso e ha accettato di rinunciare a beni illeciti, tra cui circa 1 230 Bitcoin, 24,4 Ether, e tre immobili in Virginia. La sentenza si aggiunge a quella dell’altro co‑fondatore, Thomas Pavey, noto come Dopenugget, che si è dichiarato colpevole lo scorso anno e dovrà ricevere la sua pena entro la fine del mese.

Empire Market: un marketplace nel dark web

Avviato nel 2017, Empire Market era accessibile esclusivamente tramite il browser Tor e fungeva da punto di incontro per venditori e acquirenti di beni e servizi illegali. Il sito è stato chiuso circa tre anni dopo, ma nel frattempo ha registrato numeri impressionanti: più di 4 milioni di transazioni per un valore complessivo di oltre 430 milioni di dollari.

Volume di affari e tipologia dei prodotti

I principali profitti derivavano dalla vendita di sostanze stupefacenti, ma la piattaforma offriva anche altri prodotti illeciti. Tra le droghe più trafficate si contano:

    • fentanyl: 13 314 grammi
    • cocaina: 446 683 grammi
    • metanfetamina: 71 992 grammi
    • eroina: 103 396 grammi

Il valore stimato di queste vendite di droga supera i 375 milioni di dollari. Oltre alle sostanze, il marketplace metteva in vendita credenziali di account compromessi, informazioni di identificazione personale, valuta contraffatta e strumenti per attacchi informatici.

Dimensioni della piattaforma

Nel suo picco di attività, ad agosto 2020, Empire Market contava circa 1,68 milioni di utenti registrati unici, più di 5 000 venditori e quasi 360 000 acquirenti. Tutte le transazioni venivano eseguite esclusivamente con criptovalute, in particolare Bitcoin, per rendere più difficile il tracciamento da parte delle forze dell’ordine.

Meccanismi di anonimato e riciclaggio

Hamilton e Pavey hanno progettato il sito con l’obiettivo di proteggere l’identità degli utenti e facilitare il riciclaggio dei proventi illeciti. Gli utenti erano incoraggiati a ricorrere a servizi di “tumbling” e “mixing” per offuscare le transazioni in criptovaluta, oltre a utilizzare la crittografia per le comunicazioni interne.

Le autorità hanno evidenziato che il modello di business di Empire Market si basava su commissioni calcolate su ogni vendita, generando così un flusso continuo di fondi da confiscare. La confisca prevista per Hamilton comprendeva più di un migliaio di Bitcoin, mentre per Pavey sono stati sequestrati circa 1 584 Bitcoin, due casse di lingotti d’oro da 25 once, tre automobili di lusso e due immobili in Florida.

Impatto e considerazioni finali

La chiusura di Empire Market e le condanne dei suoi responsabili segnano un importante traguardo nella lotta contro il traffico di droga online e il crimine informatico. Il caso dimostra quanto le autorità siano ora in grado di rintracciare e perseguire i gestori di piattaforme criptate, nonostante gli sforzi per nascondere le tracce finanziarie.

Rimane aperta la questione su come le reti criminali si adatteranno alle nuove tecnologie di anonimato, ma la sentenza di 40 anni per Hamilton invia un messaggio chiaro: la giustizia è pronta a perseguire anche gli operatori più sofisticati del dark web.