Torino, il cuore pulsante della costruzione spaziale europea

Da oltre quattro decenni la filiera piemontese, guidata da Thales Alenia Space e Leonardo, produce componenti strutturali per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Harmony, Tranquility, Cupola, i moduli logistici e la struttura del laboratorio Columbus non sono semplici rendering: sono parti reali, testate in volo, che hanno permesso agli astronauti di vivere e lavorare in microgravità. In totale, Torino ha realizzato circa la metà del volume pressurizzato della ISS, un dato che testimonia una capacità produttiva ancora viva e non un semplice ricordo nostalgico.

Il nuovo capitolo post‑ISS: Macron, Vast e la sovranità spaziale

Il 1° giugno, al vertice “Choose France”, il presidente Emmanuel Macron ha presentato l’accordo con la società californiana Vast per due missioni: Thomas Pesquet verso la ISS e Arnaud Prost sulla futura Haven‑1. Vast ha annunciato l’apertura di una sede europea a Parigi, ma la presenza di un ufficio francese non implica automaticamente trasferimento di proprietà intellettuale, fabbriche o controllo della piattaforma. La sovranità, quindi, rischia di rimanere un concetto simbolico se non accompagnata da concreti ritorni industriali.

Le richieste di trasparenza del Parlamento francese

Il deputato Arnaud Saint‑Martin ha chiesto al governo di rendere pubblici i costi complessivi, le coperture finanziarie e la coerenza strategica delle missioni Vast. Finora, le autorità hanno difeso condizioni “favorevoli” senza fornire dettagli sui prezzi pagati dalla Francia. Quando si invoca la sovranità, il conto dovrebbe essere più di un semplice dettaglio amministrativo: è la base per valutare se l’investimento genera valore aggiunto per l’industria europea.

Cooperazione ESA‑Vast: un memorandum per il dopo‑ISS

Il 5 ottobre l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha firmato un memorandum di cooperazione triennale con Vast, inteso come “intesa esplorativa” e non come contratto esclusivo di gestione della futura presenza in orbita bassa. L’ESA mantiene dialoghi anche con Axiom e Starlab, dimostrando la necessità di valutare più opzioni. Senza obiettivi industriali vincolanti, accesso ai dati, partecipazione alla governance e ritorni contrattuali, questa collaborazione rischia di diventare una dipendenza mascherata da partnership.

Studi preliminari per un avamposto orbitale europeo

Il 29 settembre l’ESA ha annunciato studi su un possibile avamposto orbitale guidato da consorzi europei, con Airbus Defence and Space e OHB in Germania a capo. Si tratta di studi preliminari, non di commesse per una stazione, ma sollevano la questione cruciale: quale ruolo avrà Torino nella progettazione, integrazione e decisioni architetturali? Ignorare l’esperienza torinese, che ha già realizzato metà del volume pressurizzato della ISS, significherebbe sottovalutare una risorsa strategica.

Vast: chi è, cosa fa e quali sono le sue risorse

Fondata da Jed McCaleb, Vast possiede fabbriche, personale e investitori. Il suo primo dimostratore, Haven Demo, è stato lanciato nel 2025 e rientrato controllatamente nel febbraio 2026. Tuttavia, un dimostratore non pressurizzato non certifica una “casa” per esseri umani; la vera sfida rimane la realizzazione di moduli abitabili con sistemi di supporto vitale, manutenzione, logistica e clienti paganti. Nel marzo 2024 Vast ha annunciato un finanziamento di 500 milioni di dollari: 300 milioni di capitale e 200 milioni di debito, risorse importanti ma con implicazioni di scadenze e costi.

Performance finanziarie e risorse umane

Nel mese di agosto 2024 Vast ha ridotto l’organico del 4 %, licenziando 46 dipendenti per “ragioni di performance”. Alcuni ex dipendenti hanno contestato la decisione, ma l’azienda ha assicurato di continuare a reclutare. Non ci sono prove pubbliche di dissesto, ma gli investitori si chiedono: quanta cassa si brucia, quale è il costo medio per posto a bordo, quali ricavi sono già contrattati e con quale margine?

Strategie di diversificazione industriale

Vast sta ampliando la sua offerta verso satelliti ad alta potenza, difesa e sistemi lunari. Questa mossa può ridurre la dipendenza dal mercato ancora incerto delle stazioni private, ma il vero indicatore di successo resta la capacità di trasformare capitale investito in flussi di cassa sostenibili. La NASA ha scelto Vast per organizzare una missione privata verso la ISS, ma non ha ancora concesso un monopolio sul “dopo‑ISS”.

Il problema della capacità di trasporto

Secondo analisi specialistiche, SpaceX prevede di ritirare gradualmente Crew Dragon e Falcon 9 dal servizio di voli abitati in orbita bassa entro il 2030, una volta terminati gli impegni con la ISS. Starliner di Boeing deve ancora consolidare la propria operatività, e le alternative non sono pronte a sostituire Dragon immediatamente. Una stazione orbitale senza collegamenti affidabili è un indirizzo commerciale irraggiungibile: il “taxi” (il lancio) pesa quanto (o più) l’“albergo” (la permanenza).

Giorgio Saccoccia: da ex presidente ASI a leader europeo di Vast

Il 10 aprile, Giorgio Saccoccia, ex presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana e dirigente ESA, è stato nominato President, Europe di Vast. Il ruolo prevede la gestione dei rapporti con paesi e agenzie spaziali, l’espansione europea e il contributo alla strategia internazionale. La sua esperienza è un valore aggiunto per Vast, ma solleva una domanda politica urgente: quali benefici industriali concreti per l’Italia e per l’Europa seguiranno questa nomina? Quali contratti, investimenti produttivi, attività ingegneristiche e diritti di proprietà intellettuale saranno generati?

Richieste politiche e prospettive per l’industria italiana

Il governo italiano, attraverso MIMIT, MEF, ASI, Leonardo e le istituzioni piemontesi, deve tradurre i discorsi di entusiasmo in obiettivi misurabili. Tra le richieste più pressanti:

    • Definizione di quote di lavoro e forniture per le future missioni Vast.
    • Garanzie sulla proprietà intellettuale dei moduli sviluppati in Italia.
    • Impegni di investimento nelle strutture torinesi per la produzione di hardware abitabile.
    • Trasparenza sui costi per lo Stato e sui ritorni economici attesi.

Solo con questi parametri l’Europa potrà trasformare la “sovranità” spaziale da slogan a reale capacità industriale.