Il Consiglio dei ministri italiano ha approvato in via preliminare due decreti legislativi che attuano la legge italiana sull’intelligenza artificiale (n. 132/2025) e completano l’adeguamento del Paese al Regolamento europeo sull’AI. L’approvazione, avvenuta il 10 giugno 2026, rafforza il controllo sull’utilizzo di algoritmi e sistemi automatizzati in contesti lavorativi, settori sensibili e forze dell'ordine.
Focus sull’AI nel lavoro e in ambienti sensibili
I nuovi decreti mirano a garantire che l’applicazione dell’intelligenza artificiale non minacci la privacy, l’equità né la sicurezza dei lavoratori. Ad esempio, è previsto un maggiore monitoraggio sull’uso di sistemi di valutazione automatizzata, come quelli utilizzati per selezionare i candidati durante il processo di assunzione o per la valutazione delle performance.
Le imprese saranno obbligate a rendere trasparente l'utilizzo degli algoritmi, garantendo che i dati utilizzati per addestrare i modelli siano privi di discriminazioni. I lavoratori dovranno essere informati preventivamente sull’impiego di strumenti AI e, in alcuni casi, avranno diritto a chiedere un riesame manuale della loro valutazione.
Regolamentazione dell’uso dell’AI da parte della polizia e forze dell’ordine
Un aspetto rilevante dei decreti legislativi riguarda l’equilibrio tra sicurezza pubblica e rispetto dei diritti fondamentali, soprattutto nell’uso di algoritmi per il controllo video, di riconoscimento biometrico e monitoraggio. È richiesta una valutazione a priori da parte di un'autorità competente per ogni sistema implementato.
Ogni volta che un sistema basato sull’intelligenza artificiale venga utilizzato per prendere decisioni che possano limitare libertà fondamentali, come la libertà di movimento o di espressione, esso dovrà essere supervisionato direttamente da personale umano.
Linee guida per settori professionali
- Magistratura: È prevista una commissione interministeriale che definisca i casi in cui può e deve intervenire l’AI. Non possono essere automatizzati processi legati a giudizi in materia penale, mentre in alcuni casi può essere applicata per ricerche documentali e supporto all’analisi legale.
- Professioni regolamentate: Per medici, avvocati e ingegneri, gli strumenti AI non sostituiranno mai la decisione professionale. Gli elaborati prodotti con l’AI, ad esempio un referto medico parziale, dovranno sempre essere revisionati da un esperto.
Investimenti per lo sviluppo AI nazionale
Gli stanziamenti previsti mirano a migliorare non solo il controllo, ma anche lo sviluppo indipendente dell’AI in Italia. Sarà lanciato uno “schema nazionale per l’ecosistema dell’AI”, in collaborazione con università, centri di ricerca e grandi imprese, con l’obiettivo di creare strumenti di ultima generazione che rispettino le normative europee.
Norme penali per abusi o uso scorretto dell’AI
Che siano responsabili imprese, professionisti o pubbliche amministrazioni, chi violi le nuove normative rischierebbe di incorrere in sanzioni penali. Per esempio, chi utilizzasse algoritmi non certificati per la selezione di candidati potrebbe incorrere in reati amministrativi e persino penali.
I decreti legislativi introducono anche disposizioni per chi si macchiò di frode AI-driven nel corso del 2023-2025: tali situazioni saranno rivalutate alla luce delle nuove disposizioni, garantendo correttezza e giustizia.
Punti in cui migliorare e criticità
Sebbene positivo nel bilanciare innovazione e protezione, alcuni esperti evidenziano che la normativa potrebbe risultare troppo onerosa per le PMI, che potrebbero non disporre delle risorse per rispettare le nuove richieste di trasparenza. Altri, invece, rilevano che non tutte le tecnologie in circolazione saranno oggetto di audit preventivo.
Resta da chiarire il ruolo esatto delle cosiddette “AI opache”, strumenti che non rivelano come prendono decisioni. I nuovi decreti prenderanno eventualmente in considerazione questi casi, introducendo ulteriori misure di controllo preventivo.
