Una dipendenza difficile da ignorare

Secondo uno studio realizzato da Asterès per Cigref, le organizzazioni europee spendono ogni anno circa 400 miliardi di euro in software e servizi cloud professionali. L’83 % di questa spesa, pari a circa 264 miliardi di euro, va a società statunitensi. Il mercato è inoltre molto concentrato: AWS, Microsoft Azure e Google Cloud rappresentano circa due terzi della spesa globale per i servizi di infrastruttura cloud aziendale. Queste piattaforme offrono prestazioni, scalabilità e un ampio ecosistema, ma una volta costruiti intorno ai loro strumenti, la migrazione può diventare complessa e costosa.

Il punto non è stabilire se questi servizi siano utili – lo sono – ma capire quanto margine di scelta rimanga all’azienda dopo averli adottati. Se la migrazione è troppo onerosa, il rapporto con il fornitore può trasformarsi in una dipendenza strutturale, limitando la sovranità digitale.

Server europei, giurisdizione straniera

Un dato può essere conservato in un data center europeo e restare comunque soggetto alle decisioni e alla giurisdizione della società che gestisce il servizio. La localizzazione indica dove si trova l’infrastruttura; la sovranità riguarda anche chi la controlla, quali leggi possono applicarsi e chi può accedere ai dati in determinate circostanze.

La questione è emersa durante un’audizione presso il Senato francese, dove Anton Carniaux, dirigente di Microsoft France, ha dichiarato sotto giuramento di non poter garantire che dati europei non vengano trasmessi alle autorità statunitensi in presenza di una richiesta legalmente fondata. Anche quando i dati non lasciano fisicamente l’Europa, la loro protezione non dipende soltanto dall’indirizzo del data center.

Un altro esempio è il caso del giudice francese Nicolas Guillou, colpito dalle sanzioni statunitensi nell’agosto 2025. Le restrizioni hanno avuto conseguenze sull’accesso a servizi digitali e finanziari utilizzati nella vita quotidiana. Il caso dimostra come una decisione geopolitica possa incidere sull’operatività quando si dipende da un ecosistema esterno, anche se non dimostra che ogni provider straniero possa bloccare arbitrariamente un cliente europeo.

Il ruolo dell’AI Act

L’AI Act non obbliga le imprese a scegliere un cloud europeo, ma spinge le organizzazioni a valutare con maggiore attenzione dati, sicurezza, responsabilità e gestione dei fornitori. Chi utilizza sistemi di intelligenza artificiale deve conoscere meglio la filiera tecnologica: dove vengono elaborate le richieste? I dati vengono conservati? Chi amministra l’infrastruttura? Quali sub‑fornitori sono coinvolti? È possibile trasferire dati e applicazioni altrove senza costi imprevedibili?

Queste sono domande operative oltre che giuridiche. Un contratto può essere formalmente corretto, ma non risolve tutti i problemi se l’azienda non conosce i flussi dei dati o non riesce a cambiare provider in tempi sostenibili.

Un cloud più facile da lasciare

Infomaniak propone il proprio Public Cloud come un’infrastruttura basata su tecnologie aperte. L’ambiente utilizza OpenStack e supporta lo standard S3, facilitando l’integrazione con strumenti e applicazioni già presenti nelle aziende.

Il provider non applica egress fee, cioè costi aggiuntivi per trasferire i dati fuori dalla piattaforma. Questo permette di valutare più facilmente una migrazione o una configurazione multi‑cloud, senza aggiungere al conto costi legati all’uscita dal servizio.

Secondo Infomaniak, il Public Cloud può arrivare a costare fino a cinque volte meno rispetto ad alcune alternative statunitensi, a seconda della configurazione e del caso d’uso. Il confronto va naturalmente valutato considerando risorse, prestazioni e servizi inclusi. Standard aperti e condizioni trasparenti non eliminano la complessità di una migrazione, ma riducono il lock‑in prima che diventi un problema.

Dalla collaborazione all’intelligenza artificiale

La dipendenza da un ecosistema digitale non riguarda soltanto server e database. Ogni giorno le aziende utilizzano posta elettronica, archiviazione, videoconferenze e strumenti per collaborare sui documenti. kSuite Pro di Infomaniak riunisce questi servizi all’interno dell’ecosistema svizzero dell’azienda e può essere valutata come alternativa a Microsoft 365 e Google Workspace.

Prima di una migrazione occorre verificare compatibilità dei documenti, trasferimento delle caselle email, gestione degli account e collaborazione con utenti esterni. Non esiste una procedura identica per tutte le organizzazioni, ma avere un’alternativa riduce la dipendenza da un unico fornitore.

Lo stesso principio vale per l’AI. AI Services di Infomaniak consente di integrare modelli open source tramite API compatibili con OpenAI, ospitati nei data center svizzeri dell’azienda. Le richieste non vengono archiviate e il servizio può essere integrato nelle applicazioni esistenti in base al consumo.

Al momento AI Services non permette di addestrare i modelli con dati personalizzati. È un limite da considerare, ma chiarisce anche il perimetro del servizio: utilizzare modelli di IA tramite API mantenendo maggiore controllo su infrastruttura, dati e accessi.

La sovranità come libertà di scelta

Spostare tutto in una volta non è sempre possibile né necessariamente conveniente. Un percorso realistico parte dalla mappatura dei dati critici e dei servizi indispensabili, quindi valuta portabilità, costi di uscita, giurisdizione e alternative disponibili. Un possibile piano d’azione può includere:

    • Identificare i flussi di dati sensibili e la loro ubicazione.
    • Verificare i contratti con i provider per clausole di egress e lock‑in.
    • Confrontare soluzioni cloud europee o svizzere basate su standard aperti.
  • Testare migrazioni pilota