Il contesto attuale: una corsa agli investimenti
L’ondata di investimenti nei data center, alimentata dalle potenzialità dell’AI, ha portato a un incremento senza precedenti di capacità di calcolo, megawatt e capitali impegnati. Tuttavia, la sola presenza di infrastrutture fisiche non garantisce un modello di business sostenibile. Per creare valore, è necessario che la capacità installata trovi una domanda concreta, un approvvigionamento energetico stabile e clienti con contratti a lungo termine.
Il rischio di bolla secondo Pietro Labriola
Durante l’evento di Affari&Finanza, il CEO di TIM ha lanciato un monito: “Sui data center rischiamo una bolla perché stiamo confondendo l’infrastruttura con il business”. Per Labriola, costruire metri quadrati non basta; occorrono domanda reale, energia, reti, cloud, cybersecurity e competenze. Inoltre, la sovranità digitale non si assicura solo ospitando i server sul territorio nazionale, ma richiede controllo sui dati, sulle piattaforme e sulle tecnologie.
Domanda di capacità vs. capacità reale
Le analisi concordano sul fatto che l’AI avrà bisogno di nuovi data center, ma la sfida è trasformare la domanda potenziale in utilizzo effettivo. Il nodo critico è identificare quali progetti riusciranno a generare ricavi sufficienti a giustificare gli ingenti investimenti.
Le previsioni di KKR e il “shake‑out” del mercato
L’analisi Beyond the Bubble: Why AI Infrastructure Will Compound Long after the Hype, di KKR, individua una componente di euforia nel mercato dell’AI e prevede un “shake‑out”: una fase di selezione tra investimenti solidi e modelli più fragili. Il fondo non prevede, tuttavia, una sovracapacità generalizzata, poiché la crescita dei workload e la scarsità di capacità nei mercati più sviluppati continuano a sostenere l’espansione.
Profilo economico dei data center
Un data center con energia disponibile, connessioni adeguate e un hyperscaler impegnato con contratti pluriennali parte da condizioni molto diverse rispetto a un progetto basato soprattutto sull’aspettativa di una crescita futura dell’AI. Questa differenza è sostanziale: la domanda complessiva può crescere, ma una parte degli investimenti potrebbe non raggiungere i rendimenti attesi, come accadde durante la dot‑com bubble, quando una quota di investimenti nella fibra arrivò prima che il mercato fosse in grado di assorbirla.
Dati italiani: investimenti e gap tra previsioni e realtà
Secondo l’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano:
- Nel triennio 2023‑2025 sono stati investiti 7,1 miliardi di euro, pari al 68 % dei 10,5 miliardi previsti per lo stesso periodo.
- Per il 2026‑2028 sono annunciati 83 progetti da 30 aziende, con un valore potenziale di 25,4 miliardi di euro.
- Il 72 % degli investimenti previsti è guidato da operatori internazionali ancora non attivi sul mercato italiano.
Le richieste di connessione alla rete in alta tensione nel 2025 hanno superato di gran lunga la capacità installata, evidenziando una forte pressione sul sistema elettrico. Tuttavia, questo dato non si traduce automaticamente in nuovi data center, poiché prima dell’entrata in esercizio occorrono autorizzazioni, finanziamenti, disponibilità di energia, costruzione e allacciamento.
Energia: il vincolo che seleziona i progetti
Il rapporto Key Questions on Energy and AI dell’International Energy Agency stima che i consumi elettrici mondiali dei data center abbiano raggiunto circa 485 TWh nel 2025 e possano avvicinarsi a 950 TWh nel 2030. La crescita del fabbisogno non garantisce che ogni progetto trovi l’energia necessaria nei tempi previsti; la capacità delle reti, dei trasformatori e le procedure di connessione possono diventare il limite fisico agli investimenti.
Implicazioni finanziarie
L’analisi Power without delivery di Moody’s sottolinea che il completamento edilizio di un data center spesso precede di molto il momento in cui l’asset raggiunge una capacità di utilizzo sufficiente a produrre flussi di cassa stabili. L’aumento delle dimensioni dei progetti amplifica questa esposizione. S&P Global, inoltre, prevede che nel 2026 gli hyperscaler possano raggiungere circa 625 miliardi di dollari di capex aggregata nei data center, con una crescente presenza di private credit e altre forme di debito nel finanziamento dell’infrastruttura AI.
Sovranità digitale: più di un semplice posizionamento geografico
Labriola avverte che ospitare i server in Italia non equivale automaticamente al controllo sui dati, sulle piattaforme e sui servizi che vi transitano. La sovranità digitale richiede una governance integrata che copra:
- Il possesso fisico dell’infrastruttura.
- Il controllo dei dati e dei flussi informativi.
- La gestione delle piattaforme cloud e delle soluzioni di cybersecurity.
- Lo sviluppo di competenze locali in ambito AI e infrastrutture.
Solo così l’Italia potrà trasformare i megawatt installati in un vero peso strategico nelle reti europee dei dati, favorendo la crescita di servizi cloud, workload AI, imprese e competenze.
Rischi selettivi e prospettive future
Le evidenze attuali non indicano una sovracapacità diffusa paragonabile a una bolla speculativa. McKinsey, nello studio Powering AI: How real is the risk of overbuilding?, rileva che negli Stati Uniti il rischio a breve termine potrebbe essere una disponibilità energetica insufficiente rispetto alla domanda dei data center. Il pre‑leasing e i contratti di lungo periodo con i grandi hyperscaler riducono il rischio di campus costruiti senza utilizzatori.
Il rischio appare più selettivo: può concentrarsi in valutazioni troppo elevate, progetti finanziariamente esposti, asset privi di energia certa o modelli che presumono una crescita della domanda più rapida di quella che i servizi AI riusciranno a monetizzare. Questa distinzione sposta l’attenzione dal numero dei data center alla qualità economica degli investimenti.
Conclusioni: verso un modello di investimento più consapevole
Completare un data center non equivale a garantire un business sosten
