Contesto delle recenti cyber‑attacchi contro Danfoss
Team82 ha ripreso i propri studi su Danfoss a seguito delle intrusioni avvenute nella notte dell’11‑12 ottobre 2026, che hanno colpito i sistemi di refrigerazione di numerosi supermercati francesi. Gli attacchi miravano a dispositivi prodotti dal costruttore danese, ma il rapporto Firmware to Root in 30 Minutes, firmato da Amir Zaltzman, non conferma che le vulnerabilità sfruttate siano state le stesse evidenziate nella ricerca.
Secondo Danfoss, Tomer Goldschmidt, altro membro di Team82, aveva già segnalato al produttore le falle utilizzate nel test, correggendole nel 2025. Il test è stato condotto su un apparecchio di laboratorio controllato da un ricercatore, che ha mantenuto la supervisione dell’agente IA.
Obiettivo del test
L’esperimento mirava a valutare quanto rapidamente un modello di intelligenza artificiale potesse passare dall’analisi iniziale di un firmware a un exploit funzionante, senza alcuna ricerca originale o analisi privata fornita dal team.
Metodo e strumenti impiegati
Il ricercatore ha collaborato con Claude Sonnet 4.6 di Anthropic, impostato in modalità di ragionamento “medium”, all’interno dell’editor di codice Cursor. Il punto di partenza comprendeva:
- Identificatori pubblici delle vulnerabilità del controllore Danfoss AK‑SM 800A
- Classificazione delle vulnerabilità (CVE‑2025‑41450, CVE‑2025‑41451, CVE‑2025‑41452)
- Strumenti di analisi e il firmware dell’apparecchio, scaricabile dal sito pubblico di Danfoss senza registrazione né crittografia
Il rapporto sottolinea che “nessuna ricerca originale né analisi privata è stata fornita”, rendendo l’intero processo basato su dati pubblici.
Costi e tempi dell’operazione
Claroty stima che l’intera procedura abbia richiesto circa 28 minuti, con un costo di circa 6 dollari di utilizzo dell’IA. Il risultato è stato l’esecuzione di comandi in modalità root sul dispositivo di laboratorio.
Un caso comparabile, riferito da Hacktron il 13 settembre 2026, descrive una campagna di due mesi condotta da tre ricercatori assistiti da modelli IA, con un costo inferiore a 3 000 dollari di token, culminata nell’accesso a un repository interno di OpenAI.
Limiti dell’agente IA e ruolo dell’intervento umano
Il rapporto evidenzia i limiti dell’agente. Inizialmente, l’IA ha replicato con successo l’iniezione di comando (CVE‑2025‑41451) e il denial‑of‑service (CVE‑2025‑41452), ma ha fallito nel contorno dell’autenticazione (CVE‑2025‑41450), adottando “con sicurezza un approccio errato”.
Il ricercatore ha quindi introdotto un’integrazione MCP (Model Context Protocol) con lo strumento di retro‑ingegneria Ghidra, consentendo una decompilazione mirata del binario principale del controllore (file da 67 MB). Dopo questa integrazione, l’agente ha superato il contorno, seguito dall’iniezione di comando, ottenendo l’accesso root.
Contributo umano indispensabile
Claroty riassume: «Una competenza umana è stata necessaria per riconoscere i risultati errati, porre le domande giuste e validare il risultato.» Il guadagno misurato riguarda la riproduzione di vulnerabilità già pubblicate, non la scoperta ex‑novo.
Dettagli delle vulnerabilità e loro stato di correzione
Le tre vulnerabilità coinvolte nella serie AK‑SM 800A sono state corrette da Danfoss nei mesi di marzo e agosto 2025. Di seguito la tabella riassuntiva:
- CVE‑2025‑41450: contorno dell’autenticazione, CVSS 8,2, corretto nella versione 4.2 (DSA‑2025‑03‑01, 24 mar 2025; pubblicato NVD 8 mag 2025)
- CVE‑2025‑41451: iniezione di comando post‑autenticazione, CVSS 8,7, corretto nella versione 4.3.1 (DSA‑2025‑08‑01, 1 ago 2025; pubblicato NVD 22 ago 2025)
- CVE‑2025‑41452: controllo esterno di un parametro di configurazione, denial‑of‑service, CVSS 6,8, corretto nella versione 4.3.1 (stesse date del punto precedente)
Al 13 ottobre 2026, la versione 4.3.1, che risolve l’iniezione di comando, era disponibile da più di quattordici mesi, mentre la versione 4.2, che risolve il contorno d’autenticazione, era disponibile dal marzo 2025.
Tempistiche tra divulgazione e sfruttamento: dati internazionali
Il gruppo di ricerca del professor Katsunari Yoshioka (Università nazionale di Yokohama) ha misurato il “tempo medio” tra pubblicazione di una vulnerabilità e il primo attacco che la sfrutta, osservando una riduzione da 141 giorni (2024) a 91 giorni (2025) e infine a 35 giorni (2026). La fonte è una notizia dell’agenzia Jiji, ripresa il 12 ottobre 2026 da Risk Taisaku.
Yoshioka ritiene che l’intelligenza artificiale generativa abbia accelerato la scrittura di exploit, anche se non ha fornito prove concrete. La sua raccomandazione primaria è correggere sistematicamente le vulnerabilità note.
Altri esempi di exploit assistiti da IA
Patrick Garrity (VulnCheck) ha osservato che le prime tentate di sfruttamento della CVE‑2026‑61500 (server di file Rejetto HFS) sono emerse il 1 ottobre 2026, dopo che il modello Claude Mythos di Anthropic aveva scoperto la falla. Horizon3 ha dettagliato la tecnica il 30 settembre, mentre Anthropic ha pubblicato il 29 settembre un’analisi del modello GLM‑5.3 di Zhipu AI. Un ricercatore ha poi costruito, con una versione ridotta del modello (GLM‑5.3‑Flash), un exploit che concatenava una vulnerabilità di Chrome (CVE‑2026‑11645) a un’altra falla nota, impiegando 20 minuti di attenzione umana e otto ore di lavoro del modello, con un costo stimato di 20,40 dollari.
Allarme del CERT‑FR e misure consigliate
L’avviso CERTFR‑2026‑ALE‑012, pubblicato il 12 ottobre e aggiornato il 13 e 16 ottobre, riguarda i controllori Danfoss delle serie AK‑SM e AK‑SC, nonché le apparecchiature Copeland xweb e Dixell xweb. Il CERT‑FR segnala numerose compromissioni e avverte che le campagne di attacco sono “probabilmente ancora in corso”.
Le prime raccomandazioni sono:
- Rimuovere l’esposizione internet delle unità interessate, anche se dotate di indirizzo IP pubblico
- Verificare le clausole assicurative prima di interrompere la trasmissione dati verso il fornitore
- Ripristinare l’accesso solo tramite VPN sicura o rete protetta; in emergenza è consentito filtrare gli IP del fornitore su firewall, ma non come soluzione permanente
Il CERT‑FR rimanda inoltre alle buone pratiche di Danfoss: aggiornamento del firmware, attivazione della modalità “Strict” e modifica delle password predefinite. Il 12 ottobre, il ricercatore Baptiste Robert (Predicta Lab) ha contato 2 752 sistemi Danfoss accessibili online a livello globale, di cui 1 590 in Francia.
Obsolescenza dei controllori e raccomandazioni di sostituzione
Danfoss dichiara che i controllori colpiti erano o obsoleti (AK‑SM 800 e AK‑SC 355) o non aggiornati (AK‑SM 800A). I due modelli obsoleti non ricevono più aggiornamenti di sicurezza; l’AK‑SC 355 ha raggiunto la fine vita il 31 ottobre 2016, come indicato nella lettera di ritiro di Danfoss.
Il CERT‑FR avverte che una semplice “reset di fabbrica” elimina le persistenti ma non la vulnerabilità sottostante. Un dispositivo fuori produzione, senza patch e esposto su internet, presenta una “altissima probabilità di compromissione”. Danfoss consiglia di sostituire le unità obsolete con apparecchiature recenti e supportate.
Implicazioni per il futuro della sicurezza industriale
Il caso Danfoss dimostra che, grazie all’IA, il tempo tra la divulgazione di una vulnerabilità e la capacità di sfruttarla può ridursi drasticamente, mettendo a rischio sistemi critici come la refrigerazione commerciale. Le organizzazioni devono adottare un ciclo di patch management più rapido, monitorare costantemente le esposizioni internet e considerare l’impiego di soluzioni di difesa basate su IA per rilevare comportamenti anomali.
In sintesi, l’esperimento di Claroty non ha scoperto nuove falle, ma ha mostrato come l’assistenza di modelli linguistici avanzati possa trasformare una vulnerabilità pubblica in un exploit praticabile in pochi minuti e a costi trascurabili. La sfida per i produttori e gli operatori industriali sarà ora ridurre la “finestra di vulnerabilità” attraverso aggiornamenti tempestivi, architetture più sicure e una vigilanza costante.
