Un nuovo scenario digitale

Nell’epoca dell’intelligenza artificiale non basta più essere trovati sul web: è fondamentale comprendere come gli LLM (Large Language Model), i modelli alla base delle piattaforme di AI generativa, interpretano e restituiscono le informazioni su aziende e brand. Questo è stato il fulcro di “Sapiens. Agents. Brands”, l’evento promosso dall’agenzia forlivese Menabò, dove branding, filosofia e tecnologia hanno dialogato su come sta cambiando il rapporto tra imprese, persone e intelligenza artificiale.

Chi ha partecipato

Il dibattito si è svolto nella cornice di PVQ322 a Pievequinta, con la presenza di Elisa Ravaglia e Margherita Verlicchi, socie e brand strategist di Menabò; Simon Marussi, CEO della digital consulting company Extera; e Matteo Panzavolta, fondatore di Aeloria ed esperto di IoT e AI. La discussione è stata moderata dalla giornalista scientifica e copywriter Menabò, Roberta Invidia, con la rappresentazione visuale in diretta del disegnatore Alessandro Bonaccorsi.

Restare rilevanti nell’epoca post motori di ricerca

Oggi, tra i 3 e i 5 miliardi di interazioni al giorno, la maggior parte non avviene più sui tradizionali motori di ricerca, ma sugli LLM. Quando un utente chiede “qual è l’azienda migliore per un determinato servizio?” o “quali sono le differenze tra due prodotti?”, l’AI seleziona le fonti, le sintetizza e produce una risposta autonoma, spesso prima che l’utente consulti direttamente i siti dell’azienda.

Da qui nasce una nuova necessità per le imprese: capire come le AI interpretano il loro messaggio e come garantire la propria rilevanza nelle risposte fornite agli utenti. In altre parole, le aziende devono imparare a non scomparire in uno scenario che va ben oltre Google, riorientando l’impegno verso una presenza online più solida e integrata sui social.

L’evento “Sapiens. Agents. Brands”

L’incontro è stato arricchito dalle provocazioni del filosofo della scienza Nicola Donti, il quale ha messo in dubbio alcuni assunti della nuova era digitale. “Abbiamo una straordinaria capacità di calcolo a disposizione e l’abbiamo chiamata ‘intelligenza’, ma capacità di calcolo significa davvero comprensione? No. Le AI non sanno cosa fanno, ma rendono le risposte sempre più abbondanti, rapide ed economiche”.

Secondo Donti, se le risposte sono diventate più accessibili, il valore dell’intelligenza umana non diminuisce; al contrario, risiede nella capacità di formulare le domande giuste e di interpretare la direzione da prendere.

Strategia: una capacità prettamente umana

L’AI è in grado di analizzare enormi volumi di dati, individuare ricorrenze, confrontare informazioni e produrre sintesi, tutti aspetti fondamentali per le aziende. Tuttavia, decidere la direzione di sviluppo del brand richiede ancora contesto, visione, intuizione, creatività e responsabilità – abilità unicamente umane.

“Anche nell’era delle AI,” spiegano Elisa Ravaglia e Margherita Verlicchi di Menabò, “i brand dovranno saper arrivare al cuore delle persone, nonostante l’intermediazione degli LLM. Desideri, emozioni, aspirazioni e contraddizioni continueranno a guidare le nostre scelte e a definire il valore, tangibile e intangibile, che attribuiamo alle cose. Fare strategia di branding sarà ancora più importante e, per certi versi, più complesso. Bisognerà tenere conto di due destinatari del proprio messaggio: le AI che lo interpretano e le persone che lo ricevono.”

Implicazioni pratiche per le aziende

    • Ottimizzazione per gli LLM: curare i contenuti in modo che siano chiari, strutturati e facilmente indicizzabili dalle AI.
    • Presenza su più canali: integrare il sito web con blog, social media e piattaforme di knowledge base per aumentare la probabilità di essere citati dalle AI.
    • Data governance: garantire dati aggiornati e coerenti, poiché le risposte AI si basano su informazioni recenti e attendibili.
    • Storytelling umano: sviluppare narrazioni che risuonino emotivamente, distinguendosi dalla mera aggregazione di fatti.
    • Monitoraggio delle risposte AI: utilizzare strumenti di ascolto digitale per verificare come le AI presentano il brand e intervenire tempestivamente.

Verso un futuro ibrido

Il dibattito ha concluso che il futuro del branding sarà un equilibrio tra tecnologia e umanità. Le aziende dovranno collaborare con i professionisti dell’AI per migliorare la visibilità, ma allo stesso tempo mantenere una visione strategica guidata da valori e creatività umana. Solo così potranno trasformare le sfide poste dagli LLM in opportunità di differenziazione e crescita.

Conclusioni

“Sapiens. Agents. Brands” ha mostrato che l’intelligenza artificiale non è solo una nuova fonte di informazione, ma un nuovo interlocutore che richiede un linguaggio specifico e una strategia di comunicazione evoluta. Le aziende che sapranno leggere le dinamiche degli LLM, adattare i propri contenuti e mantenere al centro l’esperienza umana saranno quelle che emergeranno più forti nell’era post‑Google.