Il modello tradizionale di apprendistato

Fino a poco tempo fa, i giovani appena diplomati o laureati iniziavano la loro carriera come apprendisti. I ruoli venivano descritti con termini anglosassoni come intern o trainee. Dopo aver completato un programma di apprendimento strutturato – spesso basato su “prove ed errori” – venivano promossi non appena superavano gli ostacoli iniziali e ottenevano i primi risultati concreti. Questo percorso, generalmente lungo tra i 12 e i 18 mesi, consentiva loro di scalare gradualmente la gerarchia aziendale.

Ricordo la mia esperienza personale: ho svolto un tirocinio presso l’Università di Napoli, affiancando un giovane ricercatore che oggi è professore a Roma. Per mesi ho seguito le sue indicazioni fino a padroneggiare le attività richieste. All’epoca i personal computer erano diffusi, ma non ancora particolarmente avanzati. Quell’esperienza è stata fondamentale per la mia crescita, soprattutto perché, in qualità di studente di Economia interessato al Total Quality Management in Ingegneria Meccanica, ho potuto apprendere competenze pratiche che ancora oggi trasmetto ai giovani.

L’impatto dell’IA generativa sui compiti di base

L’arrivo della cosiddetta Gen AI, con la capacità di generare contenuti attingendo a milioni di fonti, ha iniziato a delegare le attività più semplici – quelle in cui un errore non comporta conseguenze gravi – all’intelligenza artificiale. Il ruolo dell’IA è fornire un accesso rapido a enormi quantità di informazioni, che un essere umano dovrebbe prima individuare e poi analizzare, investendo ore di lavoro considerevoli.

Fino a due anni fa, la lettura di un contratto e la richiesta di modifiche era compito del nuovo arrivato nel team. Dopo aver preso appunti, il giovane li sottoponeva alla supervisione di un avvocato. Oggi, un modello linguistico di grandi dimensioni (LLM) può svolgere la stessa operazione in pochi minuti, incrociando i dati con un sistema di Retrieval‑Augmented Generation (RAG). Il risultato è una segnalazione delle parti che richiedono verifica umana, con un successivo passaggio al manager per controllare eventuali “hallucinations” o bias.

LLM all’interno dei team

Molti clienti riferiscono che il loro team è composto da due senior, due risorse offshore e da Claude o ChatGPT, considerati ormai il “quinto membro” del gruppo. Al contempo, i tradizionali intern o apprendisti sono scomparsi quasi del tutto.

Conseguenze per i giovani professionisti

Qual è il destino dei giovani? La realtà è una crisi: anche laureati delle università più prestigiose faticano a trovare impiego perché le aziende sono riluttanti a investire in personale facilmente sostituibile dall’IA. Questo comporta una lacuna formativa, poiché i giovani non hanno più la possibilità di apprendere in un ambiente sicuro dove è consentito sbagliare.

Uno studio congiunto ILO‑World Bank, che ha analizzato 135 paesi, evidenzia che le occupazioni amministrative e i ruoli professionali di livello base saranno tra i primi a subire cambiamenti significativi a causa dell’IA.

Il problema non ancora individuato

Attualmente, anziché formare un giovane passo dopo passo, il manager o il professionista esperto si trova a “insegnare” all’IA cosa fare e quale output produrre, continuando finché la macchina non risponde alle esigenze richieste. Da un lato, quindi, diminuiscono le opportunità di apprendimento per i giovani; dall’altro, aumentano le richieste di professionisti che addestrano le macchine. Ma questi esperti non resteranno indefinitamente nella forza lavoro: chi allora formerà e gestirà le aziende?

Riconsiderare il framework di apprendimento aziendale

È imprescindibile rivedere il modello di formazione interno, ponendosi domande cruciali fin da subito:

    • Quali processi non possono essere delegati all’IA in questo momento?
    • Come trasferire le competenze dei senior ai dipendenti più giovani, garantendo la presenza di un human in the loop per evitare hallucinations, bias o altri problemi generati dall’IA?
    • In che modo insegnare ai giovani a usare l’IA per potenziare le proprie capacità anziché sostituirle?

Queste interrogazioni stanno diventando sempre più pressanti e richiedono risposte concrete. Solo le aziende che le affronteranno tempestivamente potranno rimanere un passo avanti – persino rispetto alle macchine.

Strategie concrete per una formazione ibrida

Alcune pratiche consigliate includono:

    • Progetti pilota con supervisione umana: assegnare ai giovani compiti reali, ma con l’IA come co‑assistente, monitorando costantemente i risultati.
    • Mentoring inverso: i senior insegnano all’IA, ma i junior forniscono feedback sull’interfaccia e sull’usabilità, creando un ciclo di apprendimento reciproco.
    • Curriculum basato su competenze trasversali: enfatizzare capacità critiche, etiche e di problem solving, che l’IA non può replicare completamente.
    • Formazione continua sull’etica dell’IA: includere moduli su bias, privacy e responsabilità legale.

Implementare questi approcci permette di mantenere viva la componente umana, garantendo al contempo che i dipendenti più giovani apprendano a sfruttare l’IA come leva competitiva.

Conclusioni e prospettive future

Il cambiamento in atto non è solo tecnologico, ma culturale. Le organizzazioni devono riconoscere che la formazione dei giovani non può più basarsi esclusivamente sul “learning by doing” tradizionale, ma deve integrare l’IA come partner di crescita. Solo così si potrà evitare una generazione di professionisti “sostituibili” e si garantirà un futuro in cui l’intelligenza artificiale potenzia, piuttosto che eliminare, il valore umano.

In sintesi, le aziende devono:

    • Identificare le attività critiche non delegabili all’IA.
    • Costruire percorsi formativi che combinino esperienza pratica e uso consapevole dell’IA.
    • Assicurare una supervisione umana costante per mitigare errori e bias.
    • Coltivare una cultura di apprendimento continuo, dove l’IA è vista come strumento di potenziamento.

Solo adottando queste linee guida le imprese potranno trasformare la sfida dell’IA in un’opportunità di crescita per i giovani talenti, mantenendo al centro il ruolo insostituibile dell’uomo.