Secondo l’European Centre for International Political Economy (Ecipe), i costi derivanti dai requisiti di sovranità digitale introdotti dal Cloud and AI Development Act (Cada) potrebbero superare di sei volte la stima massima di 18 miliardi di euro avanzata dalla Commissione europea, raggiungendo oltre 115 miliardi di euro nel prossimo decennio. L’allarme è stato lanciato durante una tavola rotonda a Dublino, dove sono intervenuti alti funzionari governativi dell’Unione europea e membri della riunione informale del Consiglio Telecomunicazioni.

Le tre criticità principali emerse dallo studio

Lo studio dell’Ecipe individua tre aree di impatto trascurate nella valutazione d’impatto della Commissione:

    • Un’esposizione diretta dei bilanci pubblici pari a 33,3 miliardi di euro.
    • Costi di riprogettazione del software e riscrittura del codice, che rappresentano il 69 % dell’impatto reale del Cada.
    • Un’ondata di ricadute sul settore privato stimata in 80 miliardi di euro, completamente omessa nei calcoli ufficiali.

L’articolo 31 e le restrizioni al settore privato

L’articolo 31 del Cada estende le rigide restrizioni di sovranità, originariamente previste per gli appalti pubblici, anche a settori privati essenziali quali banche, energia, sanità e trasporti. Poiché la spesa per servizi cloud delle entità che forniscono servizi essenziali è circa quindici volte superiore a quella degli appalti pubblici, l’applicazione del Cada a solo il 25 % dei carichi di lavoro commerciali essenziali genererebbe costi aggiuntivi per 80 miliardi di euro, anche nella scenario più conservativo.

Impatto sui fornitori di software e sulle PMI europee

Fornitori di software e piccole e medie imprese digitali sarebbero costretti a riprogettare applicazioni basate su architetture cloud e piattaforme AI globali. Questo comporta non solo spese di migrazione, ma la necessità di riscrivere intere catene di approvvigionamento tecnologico, con conseguenze a lungo termine sulla competitività europea.

Costi medi per lavoratore nei vari Stati membri

Secondo lo studio, l’onere medio per l’intera UE‑27 è di 548 euro per lavoratore in un arco di dieci anni. Tuttavia, le economie più piccole e altamente digitalizzate subirebbero costi molto più elevati, ad esempio 1 711 euro per lavoratore in Lussemburgo, 905 euro in Danimarca, 900 euro in Austria, 864 euro in Finlandia, 856 euro in Irlanda e 762 euro nei Paesi Bassi, nello scenario moderato.

Le richieste di Ccia Europe per una revisione del Cada

Ccia Europe esorta gli Stati membri a rivedere radicalmente il Cada, limitando le restrizioni di sovranità ai soli carichi di lavoro sensibili per i quali siano dimostrati rischi concreti per l'ordine pubblico. Propone di sostituire i criteri discriminatori basati sull'origine societaria o sulla nazionalità del personale con misure salvaguardia tecniche verificabili e basate sul rischio. Inoltre, i partner internazionali di fiducia, già vincolati da accordi bilaterali in materia di appalti, dovrebbero essere esentati dallo screening previsto dall’articolo 18, a tutela di un commercio aperto e non discriminatorio.

Commenti di Mitchell Rutledge, Policy Manager di Ccia Europe

“Gli Stati membri non possono basarsi sulle stime incomplete della Commissione nel definire i rigorosi requisiti di sovranità del Cada per i fornitori di servizi cloud e di AI”, afferma Mitchell Rutledge. “A pagarne il conto saranno contribuenti e imprese, eppure la valutazione ufficiale ha trascurato il 70 % del reale impatto del Cada.”

Rutledge aggiunge che i governi devono riconoscere che i costi di ricaduta per le entità essenziali del settore privato non sono ipotetici, ma inevitabili. “Le imprese non possono limitarsi a cambiare server; devono riprogettare il software e riscrivere il codice lungo intere catene di approvvigionamento. Queste restrizioni di ampia portata rischiano di drenare l’innovazione europea e di penalizzare gli Stati membri ad alto tasso di digitalizzazione.” Conclude: “I decisori dell’UE devono riorientare il Cada verso una sicurezza oggettiva basata sul rischio, anziché su norme discriminatorie che frammentano il Mercato unico.”