Il ruolo di ASML nella filiera dei semiconduttori
Quando si parla di sovranità tecnologica europea, inevitabilmente emerge il nome di ASML, azienda con sede a Veldhoven. Pur non producendo chip, ASML costruisce le macchine che li imprimono sul wafer, rendendola l’unica fornitrice mondiale di sistemi a ultravioletto estremo (EUV). Queste macchine, con un prezzo di circa 350 milioni di euro ciascuna, sono indispensabili per la fabbricazione dei chip più avanzati, quelli che alimentano l’intelligenza artificiale e gli smartphone di fascia alta.
Le due famiglie di macchine: DUV ed EUV
ASML produce due categorie di sistemi:
- DUV (ultravioletto profondo): tecnologia maturata, adatta a chip basati su processi più consolidati.
- EUV (ultravioletto estremo): tecnologia di frontiera, necessaria per i nodi più piccoli e per la massima densità di transistor.
Le macchine EUV operano con lunghezze d’onda estremamente ridotte, permettendo di stampare circuiti di dimensioni nanometriche. Senza di esse, la produzione di chip per AI rimarrebbe impossibile.
Il panorama della produzione di chip in Europa
In Europa esistono impianti che utilizzano macchine DUV, ma le fabbriche capaci di sfruttare la tecnologia EUV sono quasi assenti. I principali produttori europei – STMicroelectronics (Catania, Agrate), Infineon (Villach, Dresda), NXP e Bosch – si concentrano su elettronica di potenza, sensori e circuiti per auto, tutti basati su tecnologie mature.
L’unica struttura europea che utilizza EUV in volumi è lo stabilimento Intel di Leixlip, in Irlanda, avviato nel 2023. Un solo impianto non basta a creare una domanda stabile per le costose macchine EUV, lasciando l’Europa fuori dal mercato dei chip di frontiera.
Il mercato globale di ASML
Nel 2025 il fatturato di ASML ha raggiunto 32,7 miliardi di euro. La distribuzione geografica delle vendite è la seguente:
- Cina: 33 %
- Corea del Sud: 25 %
- Taiwan: 22 %
- Stati Uniti: 12 %
- Giappone: 5 %
- Europa‑Medio Oriente‑Africa: 1 %
Questa ripartizione non è frutto di una scelta commerciale di ASML, ma della semplice logica che le macchine vanno dove si trovano i wafer da produrre. L’Europa, con quasi nessuna fabbrica EUV, resta marginale.
Il primo Chips Act e le sue ambizioni
Approvato nel 2023, il primo Chips Act mirava a raddoppiare la quota europea nella produzione mondiale di chip, dal 10 % al 20 % entro il 2030. Il progetto simbolo era la mega‑fabbrica Intel di Magdeburgo, sostenuta da circa 10 miliardi di euro di sussidi tedeschi. Accanto a Leixlip, avrebbe dovuto creare una seconda struttura di frontiera nel cuore dell’Unione, generando una domanda costante di macchine EUV.
Tuttavia, nel luglio 2025 Intel ha rinunciato al progetto a causa di gravi problemi finanziari, facendo svanire la via più credibile verso una produzione avanzata europea. La fabbrica TSMC in costruzione a Dresda sarà orientata a prodotti DUV, non EUV.
La Corte dei conti europea ha definito irrealistico l’obiettivo del 20 %, ricordando che la Commissione prevede per il 2030 una quota europea nella catena del valore globale di appena 11,7 %.
Risultati e progressi nella ricerca
Nonostante il fallimento dell’obiettivo quantitativo, il Chips Act ha mobilitato 52 miliardi di euro di investimenti in tre anni, con la Banca europea per gli investimenti che ha erogato 4,5 miliardi al settore dal 2021 (di cui 1,7 miliardi nel solo 2025). I benefici più evidenti sono nella ricerca:
- Linea pilota NanoIC, guidata da Imec in Belgio, che esplora chip oltre la generazione dei 2 nm.
- Progetto sui nuovi materiali per l’elettronica di potenza (carburo di silicio), coordinato dal CNR a Catania.
Queste iniziative favoriscono la condivisione di macchinari e competenze, ma rimangono ancora “linee pilota” e non impianti di produzione su scala industriale.
Il paradosso della sovranità tecnologica europea
Il 1 % di vendite di ASML in Europa racconta solo metà della storia. Dietro ogni macchina EUV ci sono fornitori di componenti ottici e laser, come la tedesca Zeiss e Trumpf. Questi subfornitori detengono competenze uniche a livello globale, ma senza un’industria capace di trasformare tali tecnologie in prodotti finiti, l’Europa resta solo un fornitore di parti.
Il risultato è un paradosso: l’Europa produce le macchine che permettono ad Asia e America di fabbricare i chip più avanzati, ma i guadagni più alti – progettazione, fabbricazione e utilizzo per AI – rimangono fuori dal continente. Le previsioni indicano che entro la fine del decennio i chip per l’intelligenza artificiale rappresenteranno il 70 % del mercato, proprio il segmento che l’Europa non
