Gli Stati Uniti, in un contesto di crescenti tensioni con Cina e Russia, hanno approvato una serie di nuove norme mirate a rafforzare i controlli di sicurezza sui cavi sottomarini considerati critici per la connettività globale. Le nuove disposizioni della Federal Communications Commission (FCC) delineano un quadro regolatorio più rigoroso per garantire che i fornitori di infrastrutture non rappresentino rischi per la sicurezza nazionale.
Il 25 giugno 2025, la FCC ha pubblicato un documento che introduce la cosiddetta “presunzione di inidoneità”, una misura che estende la regola esistente al fine di limitare l’accesso a imprese sotto il controllo o la giurisdizione di Paesi accusati di minacce per la sicurezza. Le aziende come Huawei, ZTE, China Mobile e China Telecom sono già state incluse in un “elenco coperto” (covered list) per anni, ma ora il nuovo regime si espande a un numero esteso di entità potenzialmente associate a regimi ostili.
Controlli estesi ai nodi di interconnessione
I nuovi interventi non si limitano all’ambito delle reti sottomarine, ma si estendono anche al Submarine Line Terminal Equipment (SLTE), dispositivi che collegano le reti subacquee a quelle terrestri. Queste apparecchiature, spesso presenti nei data center o nelle stazioni di riconnessione, rappresentano un punto chiave di vulnerabilità e di controllo. L’estensione del controllo in questi nodi rafforza il potere di oversight della FCC.
Le misure impongono una serie di obblighi agli operatori, tra cui la certificazione continua, il reporting annuale su fornitori e azionisti, e la gestione del rischio cibernetico e fisico lungo l’intero ciclo di vita del cavo. Questo schema trasforma l’autorizzazione iniziale in una relazione dinamica con le autorità: ogni modifica societaria o contrattuale potrebbe richiedere nuove valutazioni di rischio.
Ottimizzazione per gli operatori fidati
Dal lato opposto, la riforma introduce una cosiddetta “corsia preferenziale” per gli operatori che soddisfano gli standard di sicurezza. Questi godranno di un’approvazione istituzionale accelerata, una riduzione delle interruzioni da parte degli enti federali (Team Telecom), e una maggiore certezza procedurale per gli investitori stranieri. Queste misure sembrano incentivate verso grandi aziende tecnologiche americane o alleate.
Pressione geopolitica altrove
Ma negli Stati Uniti non finisce qui. Altrove nel globo, forme diverse di controllo amministrativo sui permessi dei cavi sottomarini si manifestano più silenziosamente, seppur in modo potente. Nel Mar Cinese Meridionale, ad esempio, Pechino non ha mai adottato una legge formale che impedisca la posa di nuovi cavi, ma ha esercitato costante pressione mediante un mix di rivendicazioni sovrane, presenza militare e controllo burocratico.
Un esempio è rappresentato dal cavo SJC2 (Southeast Asia–Japan 2), la cui costruzione ha subito un ritardo di almeno 18 mesi a causa delle richieste dell’autorità cinese. Altri progetti, come i cavi Apricot ed Echo, sono stati modificati al fine di evitare il transito attraverso le acque contese, con costi aggiuntivi notevoli.
Lo Stretto di Hormuz: una leva geopolitica in ascesa
Un ulteriore esempio emblematico è rappresentato dallo Stretto di Hormuz, uno snodo vitale per molti cavi sottomarini. Seguendo la tensione generata dagli attacchi condotti da Iran, Israele e Stati Uniti, alcuni media legati ai Pasdaran (Forze di Difesa della Rivoluzione) hanno avanzato una serie di proposte che avrebbero trasformato l’Iran in una potente entità nel controllo sull’infrastruttura:
- Permessi obbligatori e tasse di rinnovo a carico dei consorzi internazionali;
- Obligazioni legali per aziende come Meta, Amazon, Google e Microsoft di operare sotto la legislazione iraniana;
- Gestione, manutenzione e riparazione dei cavi affidate esclusivamente a imprese iraniane.
Questi piani, pur non concretizzatisi, mostrano un chiaro intento strategico. Attraverso il controllo dei permessi, uno Stato può non solo imporre condizioni, ma anche trasformare la complessità burocratica in una forma di coercizione economica e politica.
Sicurezza o fragilità? I rischi dell'autorizzazione come strumento
Anche se le motivazioni legate alla protezione della rete possono apparire legittime, l’accento posto sui controlli regolatori introduce una serie di rischi. Per prima cosa, l’elevazione del livello di vigilanza potrebbe spingere le aziende a prendere decisioni di routing tecnologico al di fuori del quadro giuridico, adottando vie che evitino i costi o i ritardi associati alle procedure più restrittive.
In secondo luogo, il frammento di controllo geografico rende ogni progetto sottoposto a regole diverse, in base ai Paesi di transito. Questo scenario complica non soltanto la gestione infrastrutturale, ma anche la capacità tecnica di mantenere reti resilienti.
La Convenzione di Montego Bay e l’incertezza del diritto internazionale
In un contesto in cui quasi tutti i casi di ristrutturazione delle regole risalgono a regolamentazioni nazionali, la Convenzione delle Nazioni Unite sulle leggi del mare (UNCLOS), firmata nel 1982 a Montego Bay, si presenta come un punto fisso in un paesaggio in rapida evoluzione. Questa convenzione, sebbene fondamentale, non ha previsto un quadro giuridico adatto a gestire il ciclo vitale dei nuovi cavi sottomarini né le problematiche di sovranità che accompagnano la posa e la gestione moderna.
Riflessione conclusiva: il potere dei permessi
Il caso della riforma FCC americana, l’approccio amministrativo nella regione cinese e le aspirazioni iraniane mostrano una tendenza comune: chi possiede o gestisce l’autorità di rilasciare permessi e di condizionare il processo di realizzazione dei cavi sottomarini, ha voce in capitolo nella governance della rete. E il potere non sta solo nell’appropriarsi dell’infrastruttura, ma anche nel condizionare, rallentare o rendere più costose le decisioni tecniche.
Il futuro della connettività globale dipenderà non tanto dalla tecnologia in sé, quanto da chi detiene il controllo normativo, burocratico e amministrativo dei percorsi che permettono alle informazioni di viaggiare sott’acqua. I cavi sottomarini stanno diventando un terreno di contesa dove l’accesso è più ristretto non solo perché mancano i mezzi, ma perché vengono usati come moneta di scambio nel
