Accordo, obiettivi e risorse finanziarie
L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) e il Dipartimento dell’innovazione hanno firmato un accordo della durata di diciotto mesi, destinando poco più di 1,15 milioni di euro provenienti dal Fondo per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione. Lo scopo è rendere interoperabile la Broadband Map, la banca dati in cui l’Agcom registra, indirizzo per indirizzo, le reti fisse e mobili disponibili e le loro prestazioni.
Il collegamento con la Piattaforma digitale nazionale dati (PDND) consentirà lo scambio automatico di informazioni tra le amministrazioni pubbliche, evitando richieste ripetitive a cittadini e imprese. Verranno introdotte nuove API per accedere a dati di copertura di reti fisse, mobili e FWA (Fixed Wireless Access), sia a livello di singolo indirizzo sia con indicatori aggregati per territorio.
In aggiunta, saranno pubblicati nuovi dataset cartografici, indicatori sulla qualità effettiva del servizio e specifiche tecniche per far dialogare la mappa con applicazioni esterne, comprese soluzioni di intelligenza artificiale.
Un passo avanti nella raccolta dati
Grazie alla PDND, la Broadband Map potrà incrociare i dati di Infratel con l’Archivio nazionale dei numeri civici e delle strade urbane (ANNCSU). Questo incrocio è cruciale perché, finora, le gare miliardarie per la fibra hanno sofferto di una mancanza di anagrafe centralizzata delle unità immobiliari, come evidenziato dalla Corte dei conti nell’esame del Piano aree bianche.
L’assenza di coordinate precise nei civici ha portato a gare basate su perimetri errati, verifiche sul campo che contraddicono le carte e contestazioni sui collaudi.
Frammentazione delle informazioni e integrazione dei sistemi
Uno dei principali ostacoli è la frammentazione delle fonti:
- La mappa di copertura e qualità delle reti è gestita dall’Agcom.
- Gli aiuti di Stato sono valutati con i dati di Infratel.
- Il catasto delle infrastrutture fisiche (SINFI) è di competenza del Ministero delle Imprese, in collaborazione con Infratel.
- Il monitoraggio dei cantieri finanziati dal PNRR ha un portale dedicato.
Fino ad ora questi archivi operavano in silos, descrivendo la stessa rete ma senza dialogare. L’integrazione proposta nel 2026 segna un miglioramento, anche se arriva più di dieci anni dopo il primo piano pubblico per la banda ultralarga.
Esempio pratico: il piano Italia a 1 Giga
Quando la Commissione europea ha dovuto stabilire quali «civici di prossimità» includere nel piano, ha fissato una regola semplice: un indirizzo a meno di cinquanta metri da una rete con le prestazioni richieste è considerato coperto e non è ammissibile per fondi pubblici. La verifica è stata effettuata mediante la Broadband Map, dimostrando come la mappa sia già strumento decisionale per la spesa pubblica.
Impatto economico e limitazioni dei nuovi dati
Il valore dell’accordo (1,15 milioni di euro) rappresenta meno del 0,2 % dei 712,5 milioni di contributi assegnati a giugno con il Fondo nazionale per la connettività. Tale fondo è nato perché Open Fiber non è riuscita a collegare entro il 30 giugno 2026 oltre 700 mila dei 2,2 milioni di civici previsti per il piano Italia a 1 Giga.
Il compromesso con Bruxelles ha ridotto l’obiettivo, ma ha previsto un ristoro per circa 120 mila civici. Alla nuova gara, Open Fiber non ha partecipato; è stata invece la FiberCop a impegnarsi a collegare più di 477 mila civici entro giugno 2030, con 300 milioni di risorse proprie più i contributi pubblici.
La mappa più precisa servirà a monitorare questi cantieri, ma i ritardi non sono dovuti solo a dati imprecisi: sono presenti ritardi autorizzativi, carenza di competenze operative e, soprattutto, la tendenza dei concessionari a chiedere più lotti di quanti possano effettivamente cablare, con lo Stato che ha spesso preferito rinegoziare i contratti anziché far valere le clausole.
Copertura vs. qualità: il nuovo benchmark europeo
Nel 2025 la fibra fino a casa copriva il 77,6 % delle famiglie italiane, superando la media europea del 74,1 % (rapporto della Commissione sul Decennio digitale). Il problema, quindi, non è più la copertura, ma la capacità di garantire velocità e stabilità uniformi su tutto il territorio.
Uso reale della PDND e delle API
La PDND è un esempio concreto di successo: a fine maggio 2026 contava più di 9.400 enti aderenti, oltre 14.000 servizi pubblicati e quasi 45.000 collegamenti attivi tra amministrazioni. Tuttavia, le nuove API della Broadband Map si aggiungeranno a un catalogo di circa 14.000 voci, e ancora non è chiaro chi le interrogherà, con quale frequenza e per quale decisione.
Il SINFI, istituito nel 2016 per mappare tubi e cavidotti, ha dimostrato la sua utilità solo dieci anni dopo, quando una sentenza ha obbligato un gestore autostradale a fornire i dati necessari per la posa della fibra. Questo dimostra che uno strumento è efficace solo quando i dati vengono effettivamente condivisi e usati.
Le amministrazioni locali come destinatari chiave
Il comune che rilascia i permessi di scavo, la regione che programma fondi per le aree scoperte e l’ufficio che decide gli incentivi dovrebbero essere i principali beneficiari. La Provincia autonoma di Trento, ad esempio, sta preparando un bando integrato con i piani nazionali, un utilizzo tipico di dati puntuali e aggiornati.
Molti piccoli comuni, però, non dispongono di personale tecnico capace di leggere dataset cartografici o integrare API nei propri sistemi, creando un colluccio tecnologico.
Il vero ostacolo: la governance dei dati
L’ANNCSU, ora collegata alla mappa, richiede che i comuni inseriscano le coordinate geografiche dei propri numeri civici. Per incentivare questa operazione è stato lanciato un avviso PNRR da 56 milioni di euro, quasi cinquanta volte il valore dell’accordo sulla Broadband Map, dimostrando che il collo di bottiglia non è la tecnologia ma la volontà e la capacità amministrativa di mantenere aggiornati gli archivi.
Perché un’iniziativa come questa non resti una goccia nel mare, è indispensabile legare i dati a decisioni con conseguenze concrete: premi per le amministrazioni che usano le API, sanzioni per chi non rispetta gli standard di qualità, e un monitoraggio continuo dell’impatto sui tempi di realizzazione dei cantieri.
Conclusioni
L’integrazione della Broadband Map con la PDND rappresenta un passo significativo verso una migliore visibilità della rete nazionale. Tuttavia, senza un vero impegno nella governance dei dati, nella formazione delle amministrazioni locali e nella capacità di tradurre l’informazione in azioni concrete, i ritardi nei cantieri e le inefficienze rimarranno. Solo un utilizzo sistematico e obbligatorio di questi nuovi dataset potrà trasformare lo strumento da semplice “osservatorio” a leva per accelerare il completamento della banda ultralarga in Italia.
