Un nuovo studio condotto dall’Università di Newcastle dimostra che il bando sui social media, introdotto in Australia per i minori di 16 anni, non funziona come previsto. La legge, in vigore dal dicembre 2025, richiede alle piattaforme di vietare l’accesso agli utenti non maggiorenni. Tuttavia, l’attuale implementazione non blocca efficacemente l’utilizzo dei social da parte degli adolescenti.
Il bando è stato aggirato facilmente
Secondo i risultati dello studio, la stragrande maggioranza dei ragazzi con età compresa tra 12 e 15 anni continua a utilizzare i principali social media: TikTok, X (ex Twitter), Facebook, Instagram, YouTube, Snapchat e Reddit. Oltre l’85% degli utenti di questa fascia d’età ha confermato di accedere alle piattaforme, nonostante la legge vietasse ufficialmente l’accesso.
I giovani bypassano la verifica di età
La Molly Rose Foundation, ente benefico britannico attento al benessere dei giovanissimi, ha già avvallato i dati, osservando che oltre il 60% di ragazzi tra i 12 e i 15 anni riesce a superare comunque le misure di sicurezza. La verifica dell'età è diventata un meccanismo vulnerabile: circa il 66% degli adolescenti ha completato tale processo fornendo informazioni errate oppure caricando un selfie, mentre solo una percentuale insignificante ha presentato un documento valido.
- Il 24-39% dichiara di aver completato la verifica dell’età con un’autodichiarazione
- Il 13-27% ha usato il metodo dello snapshot
- Solo il 5% di quelli tra i 12 e i 13 anni e l'11% di quelli tra i 14 e i 15 anni ha mostrato un vero documento di identità
Gli adolescenti sperimentano modi alternativi per accedere
Oltre una quarta parte dei ragazzi ha creato un account falso per aggirare le regole. Tra il 9% e il 29% ha utilizzato l’account di un parente, mentre un 11% ha attivato una finestra di navigazione privata per non essere tracciato. Circa il 3% ha fatto uso di reti virtuali private, meglio note come VPN, una tecnica più sofisticata ma raramente impiegata.
Le critiche alla legge australiana e le ripercussioni legali
I ricercatori hanno individuato tre motivi fondamentali per cui la legge non funziona: non è applicata a pieno, molte piattaforme non sono in conformità e infine, i ragazzi trovano modi per aggirarla facilmente. Le autorità australiane si sono quindi dichiarate pronte ad agire legalmente contro le piattaforme che non rispettano la normativa. Chiunque trasgredisce le nuove regole rischia una multa fino a 49,5 milioni di dollari australiani (circa 28,5 milioni di euro).
Tendenza globale?
L’iniziativa australiana sta ispirando altri paesi. La Commissione Europea ha annunciato di voler formulare una sua proposta di legge prima della fine dell'estate 2026. Nel frattempo, anche in Italia l’argomento sta prendendo piede e al Senato si sta dibattendo un’eventuale misura mirata a vietare l’accesso ai social media ai minorenni. Al momento, in Italia, però, non è fissato un limite ben definito come il 16 anni dell’Australia.
I risultati di questo studio rappresentano una chiara inversione del senso della normativa. Non solo i social non riescono a frenare l’afflusso di adolescenti, ma sembrano addirittura incentivare la nascita di modi ingegnosi per aggirare le restrizioni. Il dibattito legale si presenta tuttavia in espansione, e potrebbe prendere una forma diversa, non solo in Australia, ma in gran parte del mondo occidentale.
