Il contesto delle missioni spaziali tradizionali
Quando la NASA invia sonde per esplorare il Sistema Solare, la progettazione include ridondanza e automazione, ma gran parte del lavoro è svolto da team di controller a terra. La missione OSIRIS‑REx, che ha raggiunto un asteroide nel 2018, contava su circa 100 operatori per ogni turno di otto ore, garantendo monitoraggio costante e interventi tempestivi.
Le limitazioni delle startup spaziali
Le risorse necessarie per un supporto operativo di tale portata non sono alla portata delle giovani imprese. AstroForge, fondata nel 2022 con 56 milioni di dollari di finanziamento venture, ha lanciato due prototipi di veicoli spaziali, entrambi ostacolati da anomalie che ne hanno compromesso gli obiettivi principali. Il veicolo Odin, inviato nello spazio profondo nel 2025, ha incontrato gravi difficoltà di comunicazione a causa della scarsità di grandi antenne terrestri in grado di trasmettere a distanze di centinaia di migliaia di chilometri, e dei brevi intervalli temporali disponibili per i contatti.
Una svolta verso l’autonomia basata sull’IA
Di fronte all’impossibilità di controllare Odin, gli ingegneri di AstroForge hanno iniziato a chiedersi se fosse possibile inserire sufficiente intelligenza a bordo per permettere al veicolo di risolvere i propri problemi. Il co‑fondatore e CEO Matthew Gialich ha dichiarato: “Non so se i dati a bordo avrebbero potuto recuperare la situazione, ma nessun sistema a bordo ha provato a farlo, e vorrei qualcosa che potesse intervenire se la nave è irrecuperabile al lancio.”
Scelta strategica: rete terrestre o intelligenza a bordo
Gialich ha confrontato due opzioni: investire circa 200 milioni di dollari per costruire una rete globale di cinque antenne, oppure affidarsi a un modello di intelligenza artificiale. La decisione è caduta sull’ultima alternativa, spinta dalla disponibilità di modelli transformer avanzati provenienti da laboratori di frontiera.
Il modello “Solo”: architettura e funzioni
Solo è uno stack di controllo autonomo sviluppato internamente, basato su un modello transformer. La sua architettura combina:
- Algoritmi di controllo tradizionali per le funzioni di base.
- Modelli addestrati su dati di test per sottosistemi specifici, come generazione di energia e navigazione.
- Un livello di intelligenza generale addestrato su circa 2 500 sensori distribuiti nel veicolo.
Secondo Gialich, l’obiettivo non è creare un’autonomia generale per tutti i veicoli spaziali, ma una “autonomia limitata a basso input sensoriale”, sfruttando la capacità di apprendimento dei transformer.
Scenari operativi immaginati
In teoria, l’agente di controllo dovrebbe gestire compiti quali la risoluzione di anomalie. Il responsabile del software di volo, Armand Awad, immagina che il sistema possa riconoscere la perdita di tracciamento della posizione, correlare un’anomalia di potenza a un problema dello star tracker e intervenire, ad esempio accendendo e spegnendo il sensore per ristabilire la funzionalità.
Le prossime missioni di AstroForge
Il terzo veicolo della società, DeepSpace‑2, è programmato per il lancio insieme alla terza missione lunare di Intuitive Machines, prevista per la fine del 2026. Solo sarà a bordo in “modalità shadow”, consentendo agli ingegneri di testarne le capacità prima della missione Autonomy‑1, prevista per il 2027.
Verso un veicolo completamente indipendente
Gialich ha sottolineato che per la missione Autonomy‑1 non è previsto l’uso di radio in grado di ricevere comandi dalla Terra: “Dobbiamo puntare tutto ora. Il team probabilmente mi convincerà a cambiare idea, ma al momento dico no alle radio.” Questo approccio radicale mira a dimostrare che un’intelligenza artificiale a bordo può operare un veicolo spaziale in completa autonomia, senza dipendere da infrastrutture di comunicazione terrestre.
Implicazioni per il futuro dell’esplorazione spaziale
Se AstroForge riuscirà a dimostrare che Solo può gestire autonomamente le operazioni di un veicolo spaziale, la porta si aprirà a una nuova era di missioni più economiche e flessibili, soprattutto per le startup. La riduzione dei costi di rete terrestre e la possibilità di inviare sonde con capacità di autogestione potrebbero accelerare l’attività di estrazione di risorse nei corpi minori del Sistema Solare, rendendo più pratiche le ambizioni di mining asteroidale.
