Il quadro normativo del decreto 179/2026
Il 23 ottobre 2026 entrerà in vigore il decreto legislativo 179/2026, che si propone di diffondere una cultura dell’intelligenza artificiale (IA) in tutti i settori chiave della società italiana. La normativa prevede programmi di formazione obbligatoria per studenti delle scuole di ogni ordine e grado, per gli studenti universitari, per i dipendenti della pubblica amministrazione, per i professionisti del settore legale e sanitario, e per i magistrati.
Per le imprese, il decreto si limita a un obbligo generico: i datori di lavoro devono assicurare che i propri dipendenti ricevano una formazione sui rischi associati ai sistemi di IA, con particolare attenzione a tematiche quali bias, trasparenza e privacy dei dati.
Le esigenze specifiche delle imprese italiane
Le piccole e medie imprese (PMI) costituiscono il 94 % del tessuto economico italiano e impiegano oltre 60 % della forza lavoro. Per queste realtà, l’adozione responsabile dell’IA non è solo una questione di compliance, ma anche di competitività. Tuttavia, la mancanza di percorsi formativi dedicati comporta diversi problemi:
- Carenza di competenze tecniche: molte PMI non dispongono di personale con background in data science o machine learning.
- Barriere finanziarie: investire in corsi di alta specializzazione può risultare proibitivo per un’impresa con margini ristretti.
- Rischio di non conformità: l’AI Act europeo richiede, tra l’altro, valutazioni di impatto (AI‑Impact Assessment) e misure di mitigazione che le PMI non sanno come realizzare.
Confronto con le disposizioni dell’AI Act
L’AI Act, approvata nel 2024, impone a tutti gli operatori economici, incluse le PMI, obblighi di valutazione del rischio, trasparenza e governance dei sistemi IA ad alto rischio. Il decreto 179/2026, invece, delega la responsabilità della formazione sui rischi esclusivamente ai datori di lavoro, senza prevedere strumenti di supporto pratico, finanziamenti o partnership con enti di ricerca.
Questa discrepanza crea una situazione in cui le imprese si trovano a dover rispettare due quadri normativi differenti, ma con risorse limitate per gestirli.
Esempi concreti di impatto
Nel settore manifatturiero, una PMI che utilizza robot collaborativi per l’assemblaggio deve garantire che gli operatori comprendano i limiti dei sistemi di visione artificiale. Senza un percorso formativo dedicato, il rischio di errori di riconoscimento può tradursi in difetti di prodotto e costi di richiamo.
Nel commercio al dettaglio, molte piccole catene stanno sperimentando sistemi di raccomandazione basati su IA. L’assenza di linee guida operative specifiche per la gestione dei dati dei clienti espone queste imprese a sanzioni per violazioni del GDPR.
Azioni consigliate per le imprese
Per colmare il vuoto lasciato dal decreto, le imprese possono adottare le seguenti strategie:
- Collaborare con università e centri di ricerca: partecipare a progetti di ricerca con LUMSA, Politecnico di Milano o il Consorzio Nazionale per l’IA per accedere a corsi di formazione a costi ridotti.
- Utilizzare fondi europei: i programmi Horizon Europe e il Fondo per la Digitalizzazione delle PMI (FDI) offrono finanziamenti per progetti di alfabetizzazione IA.
- Implementare un “AI Champion” interno: individuare un dipendente con competenze digitali e formarlo come referente per l’IA, così da diffondere conoscenze in tutta l’organizzazione.
- Adottare piattaforme di e‑learning certificato: soluzioni come Coursera for Business o la piattaforma italiana AI4Biz offrono moduli specifici su bias, trasparenza e valutazione d’impatto.
Il ruolo delle istituzioni e delle associazioni di categoria
Le organizzazioni di categoria, come Confindustria e Confartigianato, hanno una responsabilità fondamentale nel tradurre le prescrizioni del decreto in programmi pratici per i loro associati. Alcune iniziative già in corso includono:
- Workshop regionali su “AI risk management” organizzati in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico.
- Guide operative scaricabili gratuitamente, che illustrano passo passo come effettuare una valutazione d’impatto IA secondo le linee guida dell’AI Act.
- Programmi di mentorship fra grandi aziende tecnologiche e PMI, finalizzati al trasferimento di know‑how.
Prospettive future e raccomandazioni politiche
Per garantire che l’alfabetizzazione IA diventi realmente un volano di crescita per l’intera economia, è indispensabile che il legislatore integri il decreto 179/2026 con:
- Un piano nazionale di finanziamento dedicato alle PMI, con soglie di accesso semplificate.
- Standard di certificazione per corsi di formazione IA riconosciuti a livello europeo.
- Obblighi di reporting periodico da parte delle imprese su come hanno gestito i rischi IA, con soglie proporzionate alla dimensione aziendale.
Solo attraverso un approccio coordinato tra governo, settore privato e mondo accademico l’Italia potrà trasformare la sfida dell’alfabetizzazione IA in una reale opportunità di innovazione e competitività.
