L’alfabetizzazione digitale a scuola richiede la capacità di valutare le fonti, riconoscere la disinformazione e comprendere i contenuti generati dall’intelligenza artificiale. L’indagine europea ESEP, pubblicata recentemente sulla piattaforma European School Education Platform, raccoglie le prospettive di 454 professionisti dell’istruzione provenienti da 38 paesi, tra cui Italia (19 %), Romania (13 %), Turchia (11 %) e Spagna (9 %). I dati mostrano lacune importanti nelle competenze degli alunni e nella preparazione degli insegnanti.

Contesto europeo e linee guida recenti

A livello europeo, quadri come il Digital Competence Framework 3.0 e il curriculum di alfabetizzazione mediatica e informativa dell’UNESCO riconoscono l’alfabetizzazione mediatica come competenza fondamentale per la cittadinanza attiva nelle società democratiche. Nel marzo 2026 la Commissione europea ha pubblicato orientamenti aggiornati per gli insegnanti, finalizzati a contrastare la disinformazione e a promuovere l’alfabetizzazione digitale attraverso l’istruzione, con particolare attenzione all’intelligenza artificiale generativa, ai social media e agli influencer.

Queste linee guida forniscono strumenti pratici, ma la loro attuazione sembra ancora limitata nelle scuole, come dimostrano i risultati dell’indagine.

Ruolo dell’alfabetizzazione mediatica nella pratica docente

In che misura l’alfabetizzazione mediatica fa parte del ruolo didattico? La maggior parte degli intervistati (45 %) indica che è un elemento regolare, pianificato e ricorrente del proprio insegnamento; il 22 % la descrive come centrale. Solo il 2 % afferma che non fa parte del proprio ruolo.

Dove si colloca attualmente nella scuola? Un approccio interdisciplinare è il più diffuso: il 48 % lo incorpora in diverse materie, il 39 % lo utilizza in attività, progetti o eventi extrascolastici, e il 33 % lo affronta come argomento specifico. Tuttavia, solo il 10 % lo insegna come materia autonoma, mentre il 19 % segnala l’assenza di strutture formali.

Priorità tematiche degli insegnanti

    • Identificazione di fonti credibili e valutazione dell’affidabilità delle informazioni – 67 %
    • Riconoscimento della disinformazione – 59 %
    • Riconoscimento di contenuti generati dall’intelligenza artificiale – 46 %
    • Privacy, dati personali, diritti digitali e sicurezza online – 46 %
    • Distinzione tra notizie, opinioni, pubblicità e satira – 23 %
    • Identificazione di propaganda, manipolazione e interferenze straniere – 19 %
    • Comprensione della proprietà dei media, finanziamenti e ruolo del giornalismo – 10 %

Valutazione delle competenze degli alunni

Quando gli insegnanti hanno valutato il livello di alfabetizzazione mediatica dei propri studenti in base all’età, il 52 % ha definito le competenze “limitate”, il 16 % “basse” e il 21 % “buone”. In totale, il 68 % degli intervistati riconosce notevoli carenze.

Riguardo alla fiducia nel trattare contenuti generati dall’AI, il 44 % si sente “moderatamente fiducioso”, il 13 % “molto fiducioso”, mentre il 38 % dichiara di avere “poca o nessuna fiducia”.

Formazione degli insegnanti

Le risposte indicano che la formazione professionale sull’alfabetizzazione mediatica avviene principalmente in servizio, con il 42 % dei partecipanti che ha seguito corsi formali (workshop, conferenze) e il 42 % che ha intrapreso percorsi informali (scambio tra pari, studio autonomo). Solo il 6 % ha ricevuto formazione sull’argomento durante il percorso iniziale di insegnamento.

La valutazione della formazione ricevuta è complessivamente positiva: il 64 % la ritiene molto o moderatamente utile per il ruolo di insegnante, il 61 % la considera rilevante per il ruolo più ampio di educatore, mentre il 57 % la giudica efficace per l’applicazione pratica in classe e per la creazione di fiducia.

Implicazioni per le politiche nazionali

I dati suggeriscono l’urgenza di sviluppare strategie nazionali che integrino l’alfabetizzazione mediatica in modo strutturato e interdisciplinare, con un’enfasi particolare sui contenuti generati dall’AI. Le scuole dovrebbero:

    • Adottare politiche scolastiche chiare che includano l’alfabetizzazione mediatica come materia o modulo autonomo.
    • Fornire formazione continua in servizio, bilanciando corsi formali e opportunità di apprendimento informale.
    • Creare risorse didattiche specifiche per la valutazione della credibilità delle fonti e il riconoscimento di deepfake e testi AI.
    • Promuovere progetti interdisciplinari che colleghino lingua, storia, scienze e tecnologia.
    • Monitorare regolarmente le competenze degli alunni con strumenti di valutazione standardizzati.

Conclusioni

L’indagine ESEP mette in luce una realtà condivisa a livello europeo: le scuole sono ancora poco attrezzate per affrontare le sfide poste dalla disinformazione e dall’intelligenza artificiale. Senza una strategia nazionale chiara, gli insegnanti continuano a dipendere da percorsi di formazione in servizio e da approcci sporadici. Per garantire una cittadinanza digitale consapevole, è necessario tradurre le linee guida europee in piani d’azione concreti, investire nella formazione degli insegnanti e inserire l’alfabetizzazione mediatica nei curricula come competenza trasversale imprescindibile.