Il dibattito sull’uso dell’intelligenza artificiale nella scuola coinvolge sempre più paesi, ma il modo in cui vengono attuati i cambiamenti varia significativamente a seconda di fattori come governance, formazione docente e capacità di attuazione. Dal 2025 in poi si conferma che non sempre il progresso tecnologico o un grande volume di investimenti garantisce la trasformazione positiva del sistema educativo.
Differenze strutturali tra i modelli educativi
Secondo l’indice Stanford University AI 2025, i due terzi dei paesi nel mondo hanno già introdotto o stanno sviluppando corsi di informatica per i segmenti K-12, una percentuale che ha quasi raddoppiato rispetto al 2019. Molti di questi paesi stanno già integrando l’Intelligenza Artificiale in modi diversi, con risultati variabili. Il successo non depende soltanto dalla disponibilità di tecnologia, ma soprattutto dagli strumenti di attuazione e dal contesto sociale in cui gli strumenti vengono implementati.
Cina: un modello di integrazione estesa
La Cina si presenta come uno dei casi più estesi e organizzati di integrazione dell’IA nella scuola. Nel 2025, il Ministero dell’Educazione ha pubblicato due documenti chiave per strutturare un piano nazionale sull’educazione all’IA: uno sulle linee guida per gli insegnanti e gli studenti e l’altro per il controllo dell’uso dell’IA generativa a scuola. Queste iniziative riflettono una consapevolezza chiara del governo sull’opportunità di integrare l’IA in modo regolato.
Sul piano infrastrutturale, l’ecosistema educativo cinese ha visto uno sviluppo importante. La piattaforma Smart Education of China, riconosciuta anche a livello UNESCO, ha coinvolto oltre 10 milioni di insegnanti con formazione specifica e ha fornito circa 170.000 corsi educativi digitali. Inoltre, aziende come iFlytek e Squirrel AI hanno sviluppato strumenti come valutatori automatici e sistemi di apprendimento adattivo. Nonostante questo, persistono criticità riguardo alle disuguaglianze territoriali e alla protezione dei dati degli studenti.
I benefici attesi e le criticità esistenti
Un obiettivo centrale del piano educativo cinese è ridurre le disuguaglianze educative, ma molte aree rurali e poco connesso risentono di una digitalizzazione insufficiente e di una rotazione frequente negli insegnanti, che limita l’investimento nella formazione. Le potenzialità dell’IA si scontrano quindi con limiti infrastrutturali non ancora risolti.
Emirati Arabi Uniti: governance e coerenza a lungo termine
Gli Emirati Arabi Uniti hanno adottato una strategia molto diversa per integrare l’IA nel sistema scolastico. Dal 2025-2026 l’AI è materia obbligatoria in tutte le scuole pubbliche e include argomenti di base, algoritmi, etica e applicazioni pratiche. Circa 1.000 insegnanti appositamente formati erogano un curriculum articolato, mentre il programma è sostenuto da enti come la Mohamed bin Zayed University of Artificial Intelligence e da progetti tecnologici come FalconLLM.
Una sequenza logica e ben definita
Il successo dell’iniziativa UAE si basa in larga misura su una sequenza ben organizzata: prima viene definito il corso, poi vengono formati i docenti, e infine si lancia la materia in classe. Quest’approccio si contrappone al caso della Corea del Sud, dove l’entusiasmo governativo ha spesso anticipato la preparazione pratica.
Corea del Sud: quando l’ambizione anticipa la preparazione
La Corea del Sud ha cercato di integrare l’IA nel sistema educativo attraverso il piano AIDT (AI Digital Textbook Promotion Plan), lanciato nel 2023. Il governo aveva pianificato un sostituzione completa dei libri tradizionali con versioni digitali basate sull’intelligenza artificiale per materie come matematica, inglese e informatica.
Investimenti, problematiche e fallimenti
- Lo stato ha investito oltre 1,2 trilioni di won, circa 850 milioni di dollari, sull’iniziativa
- Le aziende editoriali hanno aggiunto ulteriori 800 miliardi di won
- Totale finanziamento supera i 2 trilioni di won, pari a oltre 1,4 miliardi di dollari
Nel marzo 2025, i nuovi libri digitali sono stati introdotti nelle scuole, ma già nel primo semestre sono sorte molte problematiche: imprecisioni nei contenuti, aumento del carico di lavoro per studenti e insegnanti, e una mancanza generalizzata di formazione. Un sondaggio condotto da un sindacato docenti su 2.626 insegnanti aveva mostrato che il 98,5% di loro giudicava insufficiente la preparazione fornita dal governo.
I problemi si sono accumulati fino a un intervento del parlamento sudcoreano. Nel mese di agosto 2025, il governo ha sciolto l’ambizione di considerare i testi AI come libri ufficiali, ridimensionando l’iniziativa e riconoscento le carenze nella sua attuazione.
La governance e l’adattamento ai contesti locali
L’esempio della Corea del Sud dimostra come ambiziosi piani governativi possano fallire per mancanza di coordinazione, formazione e adattamento locale. I docenti e i responsabili educativi non sono preparati a gestire in autonomia strumenti innovativi. Lavorare in contesti diversi richiede una valutazione costante del contesto sociale, tecnologico e logistico.
Lessons learned: l’IA non è una tecnologia universale
Più che una tecnologia di base, l’Intelligenza Artificiale applicata all’istruzione è un sistema complesso che richiede una precisa strategia di attuazione. La governance, la formazione dei docenti e l’adattamento alla rete educativa locale sono passaggi essenziali. Paesi come Cina e Emirati Arabi Uniti, pur divergenti nei modelli sociali e culturali, riescono a integrare l’IA in modo strutturato e coerente. Al contrario, l’esperienza sudcoreana insegna che ambizione e risorse non bastano senza una base robusta.
Investimenti vs. integrazione sostenibile
Uno studio comparativo tra USA, Cina e Regno Unito mette in luce una tendenza interessante: gli Stati Uniti mantengono una posizione dominante in termini di investimenti pubblici e privati, registrando circa 109,1 miliardi di dollari nel 2024. Tuttavia, anche se gli investitori sono interessati, il sistema educativo statunitense mostra una frammentazione evidente.
Gli Emirati Arabi Uniti, invece, con investimenti molto più bassi, ottengono
