Ferve il dibattito sull’urgenza di spingere l’industria italiana su un salto di produttività grazie all’intelligenza artificiale. Il veicolo può essere la Legge di Bilancio 2027, anche se la coperta è corta. Alvise Biffi, presidente di Assolombarda, invita a superare l’abitudine europea alle lamentele e a concentrarsi sulle opportunità: «Spingere di più per portare l’IA dentro l’economia reale».

Le opportunità dell'IA nell'industria

La questione emerge nell’ambito della manovra finanziaria. I nuvoloni all’orizzonte annunciati dal Ministro dell’economia, Giancarlo Giorgetti, non inducono all’ottimismo, ma la legge di bilancio in definizione deve includere misure per l’innovazione. Le ipotesi allo studio sono molte: dall’iperammortamento triennale, con l’inserimento dei servizi software in cloud, alla tassazione agevolata per gli under 35, fino alla creazione di vere e proprie Zone di Innovazione e Sviluppo (ZIS).

La sfida della Physical AI

La sfida è far incontrare il digitale con il mondo fisico. È la Physical AI, un’intelligenza artificiale che entra nella manifattura, nella meccanica di precisione, nella logistica e nei processi produttivi. Non si tratta soltanto di utilizzare nuovi software, ma di costruire una vera “fabbrica dell’intelligenza artificiale”.

La crescita della robotica

La crescita della robotica dà una misura della trasformazione della produzione: secondo la International Federation of Robotics, le installazioni mondiali di robot industriali sono passate da circa 542 mila unità nel 2024 a 603 mila nel 2025. È un indicatore dell’automazione industriale, non un conteggio dei soli robot che impiegano intelligenza artificiale avanzata.

Le difficoltà del settore

Gli alti prezzi dell’energia, la concorrenza cinese e la riduzione della liquidità stanno mettendo in difficoltà molte imprese. Tuttavia, la crisi non colpisce tutti i Paesi e i settori nello stesso modo. Secondo Eric Heymann di Deutsche Bank, la quota della manifattura sul valore aggiunto lordo europeo è rimasta intorno al 16%. Dall’inizio del 2023 l’occupazione nel settore è diminuita di circa il 2%, fermandosi a 28 milioni di addetti, ma comparti come farmaceutica, aerospazio ed elettronica continuano a crescere.

Il boom dell'IA e l'industria europea

Il boom dell’intelligenza artificiale sta favorendo imprese come Schneider Electric, Siemens e Prysmian, che producono le apparecchiature necessarie ad alimentare i data center. L’industria europea non sta quindi scomparendo: sta cambiando forma.

La catena industriale dell'IA

Se si osserva la corsa all’intelligenza artificiale soltanto dalla prospettiva dei chip, la partita sembra già decisa: gli Stati Uniti progettano, Taiwan produce e l’Europa insegue. Ma un chip non nasce soltanto da chi lo disegna. Nei Paesi Bassi, ASML è l’unica impresa al mondo a produrre le macchine per la litografia EUV necessarie alla fabbricazione dei semiconduttori più avanzati. In Germania, Zeiss realizza le ottiche che permettono a queste macchine di funzionare. In Italia, Technoprobe è tra i protagonisti mondiali dei sistemi che testano i chip quando sono ancora sul wafer.

Le sfide finanziarie

La difficoltà europea è anche finanziaria. Il confronto elaborato dallo Stanford AI Index evidenzia la concentrazione degli investimenti privati in intelligenza artificiale negli Stati Uniti. Queste cifre non includono tutta la spesa pubblica e non misurano gli investimenti nella sola manifattura.

L'impatto dell'IA sulla produttività

Resta un interrogativo: l’intelligenza artificiale aumenta davvero la produttività? La risposta è sì, ma non automaticamente. Non basta acquistare un modello e installarlo. Occorre riorganizzare l’impresa, riscrivere i processi, formare le persone e integrare la tecnologia nei sistemi aziendali. I costi arrivano subito, mentre i benefici si manifestano nel tempo.

Le opportunità per le piccole imprese

Il potenziale aumenta con gli agenti di intelligenza artificiale, capaci non soltanto di elaborare informazioni, ma anche di eseguire sequenze di operazioni: leggere un ordine, controllare il magazzino, contattare i fornitori, predisporre un pagamento e aggiornare la contabilità. Questa evoluzione è particolarmente importante per l’Italia. Proprio una piccola impresa può oggi procurarsi, grazie all’IA, capacità che un tempo richiedevano dimensioni assai maggiori.

Il divario di adozione

Il divario di adozione tra piccole e grandi imprese è già evidente: nel 2025 ha utilizzato almeno una tecnologia di intelligenza artificiale il 17% delle piccole aziende dell’UE con 10-49 addetti, contro il 55% delle imprese con almeno 250 addetti. Eurostat rileva l’uso dell’IA in generale, non soltanto di quella generativa, ed esclude le microimprese.

Le politiche industriali

Per ridurre il divario servono competenze, accesso al capitale e regole più semplici, prima ancora di nuovi sussidi. Anche le politiche industriali devono cambiare passo: incentivi agli investimenti in tecnologie e servizi cloud, strumenti per le imprese innovative, aree dedicate alla sperimentazione e un mercato europeo dei capitali realmente accessibile. In questa direzione potrebbe muoversi anche il cosiddetto “28° regime”, o EU Inc., pensato per facilitare la crescita delle imprese tecnologiche oltre i confini nazionali.

La legge di Bilancio 2027

Per l’Italia, il banco di prova più immediato è la legge di Bilancio 2027. All’assemblea di Assolombarda del 12 ottobre, Alvise Biffi ha chiesto che gli incentivi agli investimenti tecnologici siano semplici da utilizzare e rispecchino il modo in cui le imprese si digitalizzano. La sua proposta più concreta è ammettere nell’iperammortamento anche i software usati con contratti in abbonamento, i cosiddetti Software as a Service (SaaS).

Dal Governo è arrivata un’apertura, non ancora una norma. Intervenendo alla stessa assemblea, Giorgia Meloni ha annunciato di essere al lavoro con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti su un’agevolazione fiscale per i software utilizzati tramite contratti cloud. Giorgetti ha inoltre indicato l’intenzione di prorogare e rafforzare l’iperammortamento, mentre Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, ne ha chiesto la continuità. Restano da definire regole, spese ammesse e procedure. Proprio da questi dettagli dipenderà se i nuovi incentivi saranno efficaci.