L’adozione dell’intelligenza artificiale nelle aziende italiane mostra due velocità ben distinte. Il Rapporto Marketing01 – Digitalizzazione e Intelligenza Artificiale nelle PMI Italiane 2025-2026 mostra una crescita esponenziale degli utilizzatori di tecnologie AI: in un solo anno, il numero di aziende con almeno 10 addetti che utilizza l’intelligenza artificiale è raddoppiato, passando dall’8,2% del 2024 al 16,4% del 2025.

Ma il lato scuro della stessa fotografia è che l’83,6% delle imprese italiane non ha ancora implementato qualsiasi forma di intelligenza artificiale. Questo contrasto evidenzia chiaramente il paradosso del sistema produttivo italiano, con un mercato AI che nel 2025 ha raggiunto i 1,8 miliardi di euro, in crescita del 50% rispetto all’anno precedente, mentre tante PMI rimangono ferme.

Il divario cresce tra grandi e piccole aziende

Il principale fattore di differenza nel ritardo è il divario tra grandi e piccole imprese. Il 53% delle grandi aziende italiane ha già avviato almeno un progetto di AI, a fronte di una percentuale bassissima tra le PMI, che non supera il 16%. Il gap non si riduce nemmeno nel tempo. Tra il 2023 e oggi, infatti, la distanza percentuale si è raddoppiata: era di 20 punti percentuali ma oggi supera i 37.

Le motivazioni principali riguardano la mancanza di competenze interne (58,6%), l’incertezza normativa legata all’AI Act europeo (47,3%) e le preoccupazioni su privacy e sicurezza dei dati (43,2%). Si tratta di ostacoli culturali e di consapevolezza, non di mancanza di tecnologie, che sono ormai accessibili per quasi tutte le aziende.

L’AI si traduce in benefici reali

Il ritardo nell’adozione ha un costo rilevante: le aziende che utilizzano l’AI registrano una produttività superiore del 12% rispetto a quelle che non lo fanno, e una maggiore propensione all’export (67% in più). Sul piano del marketing digitale, invece, si nota che le tecnologie vengono utilizzate principalmente per l’area marketing e vendite (33%), i processi amministrativi (26%) e la ricerca e sviluppo (20%).

    • Per il digital marketing, tuttavia, si osserva un’aderenza parziale all’uso dell’AI: solo il 26,7% delle PMI utilizza l’intelligenza artificiale per la gestione mirata di contenuti o ottimizzazione di campagne, rispetto alla media europea del 34,2%.
    • Paolo Bomparola, CEO di Marketing01, sottolinea che “il 2025 ha segnato l’esplosione dell’IA nel mercato italiano. Il 2026 è l’anno del consolidamento: la sfida delle PMI non sarà adottare la tecnologia, ma trasformarla in crescita reale.”

I benefici concreti dell’AI

Secondo OpenAI, le PMI italiane che adottano l’intelligenza artificiale riescono a risparmiare più di 5 ore al settimana per ogni lavoratore. Questo dato evidenzia il potenziale di efficienza che le tecnologie AI riservano, ma al momento lo sfruttano soltanto le aziende più avanzate.

Un elemento cruciale, però, è che solo il 37% delle PMI intervistate dispone di una chiara strategia per integrare l’intelligenza artificiale nelle proprie operazioni. L’incertezza su come strutturare un piano reale di adozione tecnologica e la mancanza di risorse interne sono ostacoli significativi.

Un mercato italiano in cambiamento

Nel 2025 si è registrato un incremento del 93% del numero di annunci di lavoro in Italia richiedenti competenze in AI. Il mercato del lavoro, quindi, risponde al cambiamento, anche se il progresso non è uniforme in tutto il paese. Soprattutto per le PMI si rende necessario investire in formazione e in una visione strategica della tecnologia.

Il 2026 sarà decisivo per le aziende che vogliono stare al passo con il mercato. Chi adotterà l’AI in modo reattivo, senza una visione chiara, potrebbe rimanere definitivamente al palo. Il vantaggio competitivo delle aziende che si muovono adesso è tangibile, ma non durerà in eterno. Le PMI che non si adatteranno rischiano di perdere non solo il vantaggio in termini di produttività, ma anche l’abbilità di rimanere competitive in un contesto globale sempre più tecnologico.