Il caso Like Company vs. Google Ireland: contesto e protagonisti

Il 3 novembre 2026 la redazione di Diritto Mercato Tecnologia ha riportato una controversia che coinvolge Google Ireland Ltd e la società ungherese Like Company, operatore di diversi portali web. Like Company accusa Google di aver utilizzato gli articoli pubblicati sulle proprie piattaforme per addestrare il modello linguistico Gemini e, successivamente, di averli riprodotti nelle risposte del chatbot.

Secondo la denuncia, il periodo di presunto utilizzo illecito va dal 13 giugno 2023 al 31 maggio 2024. La questione è la prima a giungere davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) in materia di intelligenza artificiale generativa, ponendo l’accento sui limiti del riutilizzo delle pubblicazioni giornalistiche.

Le quattro questioni pregiudiziali sollevate dal giudice ungherese

    • Violazione del diritto esclusivo di riproduzione degli editori mediante l’addestramento dei LLM;
    • Applicabilità dell’eccezione europea sull’estrazione di testo e dati per l’addestramento;
    • Possibile violazione dei diritti di riproduzione nelle risposte generate dal chatbot;
    • Violazione del diritto di messa a disposizione del pubblico da parte del servizio di IA.

Il ruolo della tecnologia Retrieval‑Augmented Generation (RAG)

Google Gemini si avvale della tecnologia denominata Retrieval‑Augmented Generation (RAG), conosciuta anche come grounding. Questa consente ai grandi modelli linguistici (LLM) di recuperare informazioni in tempo reale dal web per migliorare l’accuratezza delle risposte. Grazie al RAG, il chatbot può accedere a notizie e articoli pubblicati online, integrandoli nelle proprie risposte.

Il punto cruciale è capire se tale recupero costituisca un “utilizzo online” delle pubblicazioni ai sensi del diritto connesso degli editori, o se rientri nell’eccezione per l’estrazione di testo e dati prevista dalla normativa europea sul diritto d’autore.

Le conclusioni preliminari di Szpunar sull’addestramento dei modelli

L’avvocato generale Maciej Szpunar ha suggerito di dichiarare irricevibili le questioni relative all’addestramento dei modelli, ritenendole ipotetiche. Non vi sarebbero infatti prove concrete che gli articoli di Like Company siano stati usati per addestrare Gemini. Inoltre, l’addestramento, anche se confermato, non costituirebbe un “utilizzo online” delle pubblicazioni, poiché avviene in un contesto di elaborazione interna e non di distribuzione al pubblico.

Secondo Szpunar, l’impiego di opere protette per l’addestramento di un LLM è normalmente consentito dall’eccezione europea sull’estrazione di testo e dati, a patto che non vi sia una copia sostitutiva delle opere stesse.

Valutazione del riutilizzo delle pubblicazioni nelle risposte del chatbot

Il nucleo delle conclusioni riguarda il recupero e il riutilizzo degli articoli nella generazione delle risposte. Szpunar individua due elementi chiave per valutare una possibile violazione del diritto di riproduzione:

    • Modalità di accesso: se il chatbot elude misure tecniche di protezione, come i paywall, il recupero può essere considerato illecito.
    • Contenuto della risposta: è fondamentale distinguere tra semplice esposizione di fatti e riproduzione riconoscibile della forma espressiva originale.

Il diritto connesso non assegna un monopolio sui fatti, ma protegge la forma espressiva e l’investimento nella creazione dell’articolo. Pertanto, la mera trasmissione di informazioni fattuali non costituisce di per sé una violazione.

Quando la risposta del chatbot può configurare una violazione

Se la risposta riproduce in modo riconoscibile la struttura, il tono o parti testuali dell’articolo, al punto da rendere superflua la consultazione della fonte originale, si configura una lesione del diritto di riproduzione. In tal caso, l’utente riceve una “versione” dell’articolo senza aver effettuato alcun accesso al sito dell’editore.

Allo stesso modo, il diritto di messa a disposizione del pubblico può essere violato quando la forma espressiva è sistematicamente riconoscibile nelle risposte del chatbot. Ciò influisce sul valore economico dell’opera, poiché riduce la motivazione dell’utente a visitare il sito dell’editore.

Responsabilità del fornitore del servizio di IA

Szpunar sottolinea che la responsabilità di Google (o di qualsiasi fornitore di chatbot) può sorgere in due situazioni:

    • Quando l’utilizzo delle pubblicazioni è parte integrante della strategia commerciale del servizio;
    • Quando il fornitore non adotta misure adeguate, credibili ed efficaci per impedire il recupero illecito.

Queste misure potrebbero includere:

    • Implementazione di filtri per riconoscere e bloccare contenuti protetti;
    • Accordi di licenza con gli editori per l’accesso ai loro archivi;
    • Monitoraggio continuo delle richieste degli utenti per individuare pattern di violazione.

Un possibile criterio di equilibrio

Le conclusioni di Szpunar propongono un criterio di equilibrio tra innovazione dell’IA generativa e tutela dei diritti editoriali. Il fulcro non è l’uso di informazioni fattuali, ma il rischio di un riutilizzo sistematico e riconoscibile delle pubblicazioni, che potrebbe erodere il valore economico delle opere originali.

Il criterio suggerito prevede una valutazione caso per caso, tenendo conto della:

    • Legittimità dell’accesso (paywall, DRM, ecc.);
    • Entità della copia (parafrasi, citazione, riproduzione quasi integrale);
    • Impatto economico sulla fonte originale;
    • Presenza di misure preventive da parte del fornitore.

Prospettive future e prossimi passi della Corte

Le osservazioni dell’avvocato generale non sono vincolanti per la Corte di giustizia, che dovrà emettere una sentenza definitiva. Tuttavia, esse forniscono una base giuridica importante per i futuri dibattiti su AI e diritto d’autore in Europa.

Nel frattempo, editori e fornitori di IA stanno già valutando le implicazioni pratiche:

    • Alcuni gruppi editoriali hanno avviato negoziati per accordi di licenza con grandi piattaforme di IA;
    • Altre testate stanno rafforzando i loro paywall e adottando tecnologie di watermarking per tracciare l’uso non autorizzato;
    • Provider di IA stanno sviluppando moduli di “content filtering” per rispettare le linee guida emergenti.

Il caso Like Company vs. Google Ireland rimane quindi un punto di riferimento cruciale per definire i confini legali del riutilizzo dei contenuti giornalistici nell’era dell’intelligenza artificiale generativa.